Società - La Storia

SEZIONE STORIA

Cap.1 > I primi calci
Cap.2 > Nasce il Cantarelli
Cap.3 > Il primo decennio
Cap.4 > Nasce l'A.C. Lecco
Cap.5 > Per un soffio vicini alla B
Cap.6 > Mario Ceppi commissario
Cap.7 > La stagione dei record
Cap.8 > Gli anni d'oro si avvicinano
Cap.9 > L'Olimpo della serie A
Cap.10 > Il primo campionato di A
Cap.11 > Gli anni d'oro
Cap.12 > Bandiera bianca? Neanche per sogno
Cap.13 > L'ultimo campionato di A
Cap.14 > Il dramma di Facca
Cap.15 > Un declino pazzesco: dalla B all'Interregionale
Cap.16 > Muore il Presidentissimo
Cap.17 > Nelle mani della famiglia Frigerio
Cap.18 > Ritorno al professionismo
Cap.19 > L'era Gentile
Cap.20 > Le stagioni in C1: un "concentrato" di emozioni
Cap.21 > Il debutto del "Dona"
Cap.22 > L'agonia bluceleste
Cap.23 > Stagione 2002/2003 - Nel baratro dell'eccellenza
Cap.24 > Stagione 2003/2004 - Navigando in serie D
Cap.25 > Stagione 2004/2005 - Continua la risalita
Cap.26 > Stagione 2005/2006 - Salvi in extremis
Cap.27 > Stagione 2006/2007 - Gli aquilotti tornano a volare alto
Cap.28 > Stagione 2007/2008 - Una stagione difficile
Cap.29 > Stagione 2008/2009 - Il trionfo con la Samb
Cap.30 > Stagione 2009/2010 - Un’amara retrocessione
Cap.31 > Stagione 2010/2011 - Ricominciamo dalla C2
Cap.32 > Stagione 2011/2012 - L’anno del Centenario
Cap.33 > Stagione 2012/2013 – Serie D: La Rinascita
Cap.34 > Stagione 2013/2014




I PRIMI CALCI  ^TOP

Da una costola della gloriosa Canottieri nasce la sezione Calcio Lecco. E’ il 22 dicembre 1912 quando, in un’assemblea generale straordinaria della Canottieri, Vico Signorelli illustra ai presenti il progetto di costituzione della sezione foot-ball. Il 18 marzo 1914 viene affittato l’appezzamento di Via Ponchielli dove viene allestito il terreno di gioco. Il campo, di proprietà Badoni, viene ribattezzato “Primavera”. Il 13 aprile si disputa a Bergamo la prima partita ufficiale di calcio della Canottieri Lecco. Il 22 dicembre viene approvato dall’assemblea generale l’atto che segna la nascita della Canottieri Lecco Football Club, E’ il 26 dicembre 1914, giorno di Santo Stefano, quando viene inaugurato il campo con un primo incontro a pagamento. La squadra dei titolari gioca contro una formazione mista del Milan Club, che solo la stagione precedente aveva chiuso il girone lombardo-piemontese della serie A al terzo posto. Le cronache del tempo parlano di un secco 4-1 con la tripletta di Saverio e il gol di Rigoli. Il 31 gennaio del 1915, nel bel mezzo della prima guerra mondiale, il “Primavera” ospita l’incontro tra la Canottieri Lecco e la seconda squadra dell’Atalanta. La gara si conclude sul 3-2 per i blucelesti con la doppietta di Saverio e la rete di Mazzoleni. Il conflitto mondiale cala sui blucelesti e sul calcio per ben quattro anni. Per rivedere il Lecco in azione bisognerà attendere la fine di novembre del 1919. Allenati da Achille Todeschini, i blucelesti si imbattono in una serie di amichevoli in vista del loro primo campionato. Sul campo “Primavera”, rimesso completamente a nuovo, la Canottieri darà del filo da torcere, nell’ordine, all’Esperia di Como ( 2-0 ), all’Alpe Bergamo ( 4-2 ), all’Indipendente di Milano ( 2-0 ), al Chiasso ( 3-1 ). L’11 maggio 1920, sul campo del Novara, una delle potenze del calcio nazionale di un tempo, gli uomini di Todeschini perdono di misura. Il 19 settembre 1920, grazie ad una rete di testa di Stroppeni, il Lecco batte anche il Milan. Meno di un mese dopo, precisamente il 17 ottobre, a soccombere sono i Campioni D’Italia dell’Internazionale. Protagonisti dello storico 4-1 Boni, Lazzotti e Valsecchi ( doppietta ). E’ un risultato importantissimo che avvicina sempre più persone al calcio lecchese, ormai prossimo al primo e vero campionato della sua storia. Nel dicembre 1920 il Lecco partecipa al suo primo campionato ufficiale. Inserito nel girone C di Promozione ( una specie di serie B ), il Lecco fa il suo esordio il 5 dicembre nel capoluogo lombardo, in Via Villoresi, sul terreno dell’F.C. Olona. Gli uomini capitanati da Lazzotti, surclassano letteralmente gli avversari con un perentorio 6-2. Solamente 7 giorni dopo arriva la prima vittoria casalinga: 3-1 ai danni dello Striver. Il Lecco chiude il girone al primo posto a parimerito con Minerva e Olona ma, vincendo i due spareggi, approda al torneo finale per la A. Ma la prima impresa della storia bluceleste sfuma all’ultima giornata quando il Lecco non riesce ad andare oltre lo 0-0 contro l’Esperia Como. Sabato 17 giugno 1922 l’assemblea generale dei soci della Canottieri elegge Eugenio Ceppi presidente. Il presidente Ceppi dimostra subito grande attivismo: Il nodo più difficile da sciogliere è quello del nuovo campo, ma Ceppi promette di mettere a disposizione un suo terreno a Castello, in località “Cantarelli”.

NASCE IL CANTARELLI  ^TOP

Ceppi mantiene la promessa e invita tutta la cittadinanza all’inaugurazione ufficiale del “Cantarelli” prevista per il primo pomeriggio. E’ domenica 8 ottobre 1922 e Lecco si sveglia sotto un autentico diluvio. Vanificate tutte le speranze di un possibile miglioramento del tempo, Ceppi si vede costretto, suo malincuore, a telefonare a Treviglio per bloccare la partenza della squadra ospite. Allo chef dell’esclusivo hotel lecchese è delegato il compito di mitigare la delusione degli organizzatori con abbondanti libagioni. Al momento del dessert un raggio di sole spunta tra le nubi: il segretario si precipita al telefono e prova a richiamare, senza fortuna, Treviglio. Il cielo, nel frattempo, si oscura di nuovo e con esso sfumano definitivamente le speranze di Ceppi che decide di rinviare la festa. Festa che invece si svolgerà solo 7 giorni più tardi, in una vera e autentica giornata di sole. Di fronte alle autorità e al consiglio direttivo della sezione calcio della Canottieri, ai rappresentati delle società sportive cittadine, la signorina Carla Ceppi, madrina per l’occasione, spezza con forza la tradizionale bottiglia contro un palo della porta nord. E’ il 15 ottobre 1922 e per la prima volta il Cantarelli ospita una partita del Lecco. Sarà solamente la prima di una lunghissima serie.

IL PRIMO DECENNIO   ^TOP

Con la guerra ormai alle spalle e con un sempre più numeroso pubblico di appassionati, il calcio lecchese diventa protagonista dei suoi primi campionati. Sono gli anni di Francesco Saverio e Guido Aliverti, due tra i giocatori più bravi di quell’epoca. Dopo la mancata promozione in Prima Categoria ( la futura Serie A ) con il pareggio a reti bianche nella finale del campionato 1920-21, la gloriosa società bluceleste si divide tra seconda e terza divisione. A mettere i bastoni tra le ruote ci sono i continui cambiamenti nel formare i campionati e i problemi economici che in quel periodo avevano colpito la Canottieri. Le squadre di potere avevano la precedenza e bastava qualsiasi particolare per riuscire ad ottenere la ripetizione della partita. Come nella stagione ‘22/’23 quando il Lecco, già arrivato alle finali per la promozione, si vede costretto a ripetere tre partite. Non mancano, però, le soddisfazioni. Come nel settembre 1926 quando, chiuso il campionato al secondo posto, il Lecco viene ripescato in Prima divisione dove vi resterà per ben 3 anni. E proprio sul finire del decennio, nella stagione 1929/30, arriva la miglior prestazione di sempre. Un terzo posto grazie al mister ungherese Zsigmund e alle prodezze dei vari Tedeschi, “Ciccio” Saverio, e “Pennello” Aliverti. Ma qualcosa sta per cambiare….. Di fronte ad un passivo pesantissimo ( circa 50.000 lire ) e preso atto che i sacrifici per continuare sono sempre più pesanti, la Canottieri decide di mollare l’attività calcistica. Un duro colpo che, aggiunto alla morte prematura di Eugenio Ceppi, non promette nulla di buono.

NASCE L'A.C. LECCO  ^TOP

“Ricostruire un ente che pratichi il gioco del calcio tenendo alte le tradizioni lecchesi”. E’ con questo scopo che, all’uscita di scena della Canottieri, nasce l’A.C. Lecco. E’ mercoledì 22 luglio 1931 quando, nel corso di una riunione preparatoria, i gerarchi lecchesi nominano una commissione provvisoria – formata dall’avvocato Vittorio Rigoli, dal ragionier Achille Gilardenghi, dall’ingegner Nino Todeschini e dal geometra Giovanni Lanfritto – con il compito di rimettere in piedi una squadra. Dopo una campagna associativa, Achille Todeschini, ex giocatore, viene nominato direttore tecnico. Vengono liquidati tutti gli elementi forestieri che gravano sul bilancio preferendoli a giocatori locali. Il 6 settembre 1931, al “Cantarelli” va in scena la prima gara dell’A.C. Lecco. I blucelesti, ancora fuori allenamento, vengono sconfitti per 3-1 dalla Trevigliese giocando comunque un’ottima partita. Il 20 settembre viene inaugurata la sede della società, ospitata in un salone del Caffè Commercio di Piazza XX Settembre. Il primo presidente invece è il professor Gennaro Pensa, membro del direttorio federale del Partito fascista e medico dell’ospedale cittadino. Tra i membri del consiglio si insidia Mario Ceppi ( figlio di Eugenio Ceppi, presidente della Canottieri scomparso nell’aprile 1931 ), che sarà il protagonista degli anni d’oro blucelesti. Il 4 ottobre 1931 inizia ufficialmente la storia dell’A.C. Lecco, ai nastri di partenza del campionato di Prima divisione.

PER UN SOFFIO VICINI ALLA B  ^TOP

Il secondo decennio calcistico bluceleste è un’insieme di emozioni, di soddisfazioni ma anche di cocenti delusioni. Al suo primo campionato, 1931-32, l’Ac Lecco resta in corsa per la serie B fino all’ultimo minuto. Grazie a goleade spettacolari ( 9-0 contro il Crema ), il Lecco riesce a chiudere il girone d’andata in testa. Ma un ritorno così così porta Lecco e Saronno appaiate al secondo posto. E proprio un gol all’ultimo minuto nella gara di spareggio abbatte il Lecco. La delusione e la rabbia crescono ancor di più quando si viene a sapere che il Saronno rinuncia a giocare le finali per la promozione: una beffa doppia! Dopo aver combattuto una piccola flessione economica e un paio di stagioni deludenti, il Lecco ritenta la scalata alla B. E’ la stagione 1934-35 e il Lecco ha avuto la meglio sul Como dopo 25 anni di tentativi. Si va avanti a risultati tennistici e quando ormai manca una partita alla fine del torneo scoppia la festa: il Falck, infatti, secondo a due punti, sembra intenzionato a non giocare la sua ultima partita. Una comunicazione del Direttorio conferma la qualificazione del Lecco al girone eliminatorio per la promozione in B. A Lecco sembra tutto pronto per la promozione quando arriva la doccia fredda: Il Falck non rinuncia alla sua gara e, anzi, vince facile tornando in vetta a parimerito con i blucelesti. E lo spareggio è una vera e propria mazzata: i blucelesti, guidati da Leopoldo Conti, reggono fino ai tempi regolamentari, imponendo lo 0 a 0. Poi, purtroppo, il crack e 3 gol che mettono la parola fine alla serie B. L’unica consolazione resta un secondo posto e la successiva partecipazione alla nuova Serie C. Durante l’estate del 1935 viene nominato un commissario straordinario all’A.C. Lecco. Si tratta del cavaliere Giuseppe Bonaiti che resta in carica fino a settembre, sostituito da Costantino Fiocchi. Ma se sul campo il Lecco avrà a dir poco una stagione lunatica, chiusa comunque al settimo posto, la partita vera e propria si gioca sulle “tribune”, nel vero senso della parola. La dirigenza bluceleste ravvede nell’assenza di una tribuna la causa principale del poco pubblico e i conseguenti problemi economici della società. Si chiede a gran voce l’intervento del Comune pena il ritiro dal campionato! La situazione è drammatica ma alla fine, dopo un lungo tira e molla, il Comune interviene finanziando la tribuna. Nel maggio 1936 la ditta Todeschini vince l’appalto e può così iniziare i lavori. Seguiranno campionati di media-bassa classifica con formazioni sempre diverse, defezioni importanti e partenze eccellenti. Sul finire del decennio Attilio Bonaiti assume la carica di presidente. E la ciliegina sulla torta si chiama Bonfanti, vero e proprio bomber che chiuderà la stagione con la bellezza di 21 reti. Il Lecco chiuderà al quarto posto, disputando uno dei più belli campionati della sua storia.

MARIO CEPPI COMMISSARIO  ^TOP

La situazione è drammatica. Il calcio, ma in verità tutto il Paese, risentono di una grande crisi economica. Nel frattempo era iniziata la seconda guerra mondiale e per questo motivo anche Lecco era entrata in trincea. La maggior parte dei blucelesti rispondono ovviamente alle armi, la rosa bluceleste è praticamente sfoltita. L’A.C. Lecco chiama a raccolta tutti gli uomini disponibili riuscendo ad allestire una formazione di fortuna. E i risultati, purtroppo, ne risentono: si va avanti a batoste ma i blucelesti, aiutati da qualche buona prestazione, riescono a restare in serie C. Ma il Lecco sembra destinato a scomparire: il libro dei soci è bianco, i tifosi scompaiono, il “Cantarelli” è in desolato abbandono. Ma la svolta è dietro l’angolo: siamo nell’estate del 1941 quando il Comitato Provinciale del C.O.N.I. nomina il ragionier Mario Ceppi commissario straordinario. Grazie anche all’aiuto del segretario politico Arturo Gorla, Ceppi riesce nell’impresa di salvare il calcio lecchese appianando gran parte dei debiti. E pian piano ricompaiono anche i tifosi che tornano ad affollare il Cantarelli. Ceppi, però, non può fare certamente miracoli e il Lecco chiude al 12° posto. La stagione 42-43 regala alle cronache un Lecco da sogni: dopo 20 partite i blucelesti sono l’unica squadra imbattuta tra le 176 di serie A, B e C. E’ l’anno di Piazza, ammaestratore di palloni, e delle sciabolate di Renica ( per lui 22 gol stagionali ). Ma non basteranno le goelade terrificanti ( addirittura un 11-1 alla Caratese ) di quella stagione. Il Lecco precipita in una brutta crisi di gioco e risultati, le trasferte iniziano a farsi sempre più lunghe e pesanti. Ma è anche l’anno degli scandali. Maggio 1943: la Federazione Calcio squalifica per due anni i blucelesti Barcella, Bacis e Forlani, per provati atti di corruzione! Poi la guerra, che colpisce inevitabilmente l’Italia e blocca i campionati. Per un paio di anni si va tra amichevoli e tornei regionali, soprattutto a livello benefico. Le difficoltà di comunicazione impediscono le competizioni su base nazionale. Nella stagione 1945/46 le autorità calcistiche organizzano al nord il “Campionato misto Alta Italia”, unificando serie B e C. E’ una buona stagione, oltre le attese. Il Lecco riesce a concludere la stagione al secondo posto appaiato alla Pro Patria e riuscendo a guadagnarsi lo spareggio per accedere alle finali per la promozione in A. A nulla servono, però, i 120 minuti di gioco all’Arena di Milano. La partita termina a reti bianche e il verdetto è rinviato. Nel frattempo, però, la Federazione ha annullato uno degli incontri della Pro Patria ordinando di rifare la partita. Morale? Lecco terzo e addio al miraggio della serie A. L’unica nota positiva resta l’esordio di Piccioli ( l’allenatore della prima serie A ), datato 30 dicembre 1945. Negli anni successivi, dal 1946 al 1948, il Lecco colleziona due retrocessioni. L’ultima, in ordine di tempo, causata dal nuovo regolamento che condanna il Lecco al campionato di Promozione.

LA STAGIONE DEI RECORD  ^TOP

Il 3 agosto 1948 è una data storica per l’A.C. Lecco. Il nuovo consiglio nomina presidente Mario Ceppi, che assicura il suo impegno per una squadra forte e competitiva. Anche se alla fine ci vorranno ben 10 anni per rivedere la B, il lavoro di Ceppi è davvero encomiabile. Il nuovo allenatore è Lorenzo Micucci, coadiuvato da Achille Todeschini e Luigi Binda, già portiere del Milan. E’ un Lecco stellare, che naviga nei primissimi posti fino a Natale. Il 30 dicembre 1948, nell’assemblea dell'A.C. Lecco che conta ben 231 soci, Ceppi esprime il desiderio di bruciare le tappe e tentare da subito il salto in B. Purtroppo il Lecco sciuperà la leadership sprecando così la possibilità di tornare in C. Il 2 giugno 1949 il campo “Cantarelli” ha finalmente un nome: dopo 27 anni di attività viene intitolato al centromediano della nazionale ( e bluceleste nel 1945 ) Mario Rigamonti, scomparso un mese prima nel disastro aereo di Superga con tutta la squadra torinese. Sfumate ogni possibilità di promozione, Ceppi non demorde, anzi. Alle falde del Resegone arriva l’italo-argentino Lamanna, già centromediano dell’Atalanta durante la guerra. E, seppur il girone di andata non sembra essere incoraggiante, il Lecco si abbuffa di record. 93 reti all’attivo, solo 28 al passivo; 22 vittorie, solo 6 sconfitte e record della maggiore vittoria interna ( 6-0 al Merate ). Merito del bomber Capello e del duo Radaelli-Redaelli che oltre a mandare in confusione le difese avversarie, mandano in tilt anche i cronisti con la grafia dei nomi. E la serie C arriva meritata. Intanto grazie all’aiuto del Comune, viene ingrandito lo stadio che raggiunge la capienza di 5.000 persone. Dopo il quinto posto della stagione 1950-51 e il sesto della stagione successiva, il Lecco torna in quarta serie. Complice la Federazione che stabilisce una categoria basata sul dilettantismo quasi puro: La Federazione stabilisce che il compenso per il mancato guadagno degli atleti impegnati nell’attività agonistica non potrà superare le diecimila lire mensili, esclusi i premi partita. Ma i giocatori blucelesti mettono in campo cuore e grinta ottenendo la qualificazione alle finali per la promozione in C. Decisiva la gara di Vicenza con il Pordenone. Ceppi accompagna la squadra ma non ha il coraggio di assistere alla partita e resiste nei corridoi finché sente il boato del primo gol. Il suo ingresso in campo coincide con la seconda rete del Lecco che ritrova la C.

GLI ANNI D'ORO SI AVVICINANO  ^TOP

Archiviata la promozione in C, Ceppi si mette subito al lavoro per allestire un gruppo in grado di tentare il salto in B. Lamanna, dopo cinque anni, lascia le falde del Resegone. Al suo posto arriva Italo Zamberletti, detto “Zamba”. Ma l’acquisto migliore porta il nome di Francesco Duzioni, che collezionerà il record di presenze con la maglia bluceleste senza registrare un’assenza. Al Lecco, però, non bastano le reti di Brena, capocannoniere con 10 reti, e l’ottima retroguardia ( solo 27 gol subiti, 5 in casa ) per evitare un modesto decimo posto in classifica. Tra qualche bella scoperta di Ceppi ( su tutti il bergamasco Gotti ) e alcune modeste prestazioni, il Lecco non riesce a salire. Anzi, si scatena l’ira dei tifosi per le voci di una riconferma di Morselli, diventato nel frattempo mister, alla guida della squadra. Contestata anche la dirigenza rea, a detta dei più esagitati, di aver operato acquisti poco oculati come il viareggino Venturi, pagato 750.000 e lasciato per due anni tra le riserve. Ma è lo “stratega” Morselli a scatenare le ire dei tifosi: le scelte del mister bluceleste lasciano davvero perplessi: Il difensore Norbiato è schierato a centrocampo, il rifinitore Gotti spostato al centro dell’attacco, lo stopper Fioroni costretto in un ruolo più avanzato. E’ la goccia che fa traboccare il vaso: oltre cinquecento tifosi inferociti si presentano all’allenamento infrasettimanale chiedendo la testa di “Morselli”. Ceppi li accontenta e il ct viene licenziato. 6 Novembre 1956, altra data storica. Il Lecco sale alla ribalta nazionale disputando a Bergamo un incredibile incontro con la nazionale italiana. Gli uomini di Ceppi impressionano per freschezza e lucidità di gioco riuscendo a perdere solo per 2 a 1. Domenica 9 dicembre 1956, data storica per il calcio bluceleste. Al Ferraris di Genova, davanti a quasi sessantamila spettatori, la nazionale azzurra si incontra per la Coppa Intercontinentale con l’Austria. Gli azzurri si impongono per 2-1 con una doppietta di Ciccio Longoni, l’unico lecchese ad aver vestito la maglia della nazionale. Ma la stagione 1956/57 sarà ricordata per la promozione in serie B, trampolino di lancio per l’olimpo della A. E’ il 16 giugno 1957 quando il Lecco, grazie a un gol di Gotti su calcio di rigore, batte la Sanremese e conquista la cadetteria. Al fischio finale la marea dei tifosi blucelesti piega le transenne e si riversa sul rettangolo verde del Rigamonti mentre tuonano undici colpi di mortaretto. Proprio sul più bello, Ceppi minaccia di lasciare tutto. A suo dire il pubblico lecchese è “scarso, freddo e ingrato”. Ma la sua è soltanto una provocazione, un tentativo di avere ancora più gente allo stadio. Le tribune del Rigamonti vengono ampliate, la squadra si rafforza con gli innesti, fra i tanti, del centrocampista Bicchierai, dell’attaccante Arienti, del giovanissimo Bonacchi e del rifinitore Fontanot, ribattezzato “sfinge” per il suo carattere enigmatico e tenebroso. La squadra appare affannata e l’inizio del campionato non è dei migliori. E quando il patatrack sembra fatto ci pensa, per una volta tanto, la Federazione: nessuna retrocessione dalla B e i blucelesti ritrovano la tranquillità. La squadra è demotivata e solo l’intervento di Ceppi ( multa di 200.000 lire e sgridata da far paura ) riescono a risollevare la brutta stagione bluceleste. Nell’ultima gara interna della stagione fa il suo esordio Ezio Tettamanti, coriaceo difensore che parteciperà alla promozione in A. Martedì 28 ottobre 1958, Angelo Roncalli viene eletto Papa con il nome di Giovanni XXIII. Regnerà per cinque anni, durante i quali, come da tradizione, riceverà Ceppi e la squadra. Intanto, grazie alle prestazioni dell’ex attaccante interista Marco Savioni, il Lecco vola al quarto posto ad un solo punto dalla serie A. Il 1 dicembre si costituisce presso la sede dell’Elma in via Cairoli il Gruppo Lecchese Corrispondenti Sportivi con l’obiettivo di raccogliere fondi presso gli esercizi pubblici da devolvere alla Calcio Lecco per aiutare i piani ambiziosi di Ceppi: dietro l’iniziativa, lo zampino di Renato Corbetta, uno dei giornalisti storici del calcio bluceleste. Almeno fino al mese di aprile il Lecco è praticamente in lotta per la serie A. Ma in un “Rigamonti” esaurito e blindato, la compagine bluceleste perde partita e primato contro l’Atalanta di “Ciccio” Longoni. Sarà una sconfitta che peserà molto sull’economia del campionato. Intanto Ceppi non demorde e vede sempre più vicina la massima serie. A scarsità di equivoci, ingaggia Stefano Nyers, forte ungherese già campione d’Italia con l’Internazionale di Foni nel ’53 e nel ’54. Ed è proprio l’ungherese a dare la carica in più… che però si spegne a Verona quando la squadra di Achilli perde 2-0. E per il Lecco ci sarà solo il 3° posto, anche se ormai la serie A è nell’aria.

L'OLIMPO DELLA SERIE A  ^TOP

Il Lecco riparte da dove si era fermato. Confermati tutti i giocatori della passata stagione, Ceppi affida la panchina a Angelo Piccioli, quarantenne allenatore bergamasco e già giocatore bluceleste qualche anno prima. Tra gli arrivi da segnalare quello di Silvio Franchi, proveniente dalla Roma. Siamo nel mese di settembre quando, per festeggiare il 3° posto in serie B della stagione 1958/59, l'A.C. Lecco organizza un pranzo sociale. Il Lecco parte alla grande e già dopo un mese dall’inizio del campionato si trova in testa alla classifica. Il 29 novembre 1959 una delle trasferte più belle e appassionanti della storia del Lecco. Oltre ventimila tifosi si dirigono verso il mitico Filadelfia di Torino. La gara, per la cronaca, finirà sull’1-1, risultato che permette agli uomini di Piccioli di restare tranquillamente in testa. Poi, improvvisamente, la situazione comincia a incrinarsi. Complice i troppi infortuni, Piccioli deve spesso ricorrere a formazioni d’emergenza e, pur giocando alla grande, non si riesce a vincere come prima. Ma ci pensa Bonacchi a ridare linfa ai suoi: il suo gol vittoria in occasione del derby al Sinigaglia è come una scossa. L’8 marzo 1960, intanto, il consiglio direttivo dell’A.C. Lecco approva all’unanimità la relazione del segretario generale Alessandro Rusconi, futuro Sindaco, che propone a gran voce l’ampliamento del Rigamonti in vista della massima serie. E il sogno è sempre più vicino quando, davanti a novemila spettatori, il Lecco batte il Taranto vedendo praticamente la luce della serie A. Il 9 maggio 1960 l’ingegner Meschi presenta il progetto per l’ampliamento dello stadio Rigamonti. Fatti i dovuti i calcoli, la struttura arriverebbe a contenere ben 22.000 spettatori. Il 26 maggio 1960 il Lecco entra ufficialmente nel novero delle grandi: il secco 3-0 rifilato al Venezia consente agli uomini di Gotti e compagni di salire nell’Olimpo del calcio italiano. La festa vera e propria è fissata per domenica 29 maggio quando i tifosi non stanno più nella pelle e invadono il campo, le strade e tutti i comuni limitrofi. E’ il suggello ad una stagione perfetta, frutto anche di scelte oculate di un uomo, Mario Ceppi, che non ha mai mollato e ha sempre lottato per portare la sua squadra, la sua creatura, nella massima serie. Ma non è finita qui: gli anni d’oro blucelesti sono appena incominciati.

IL PRIMO CAMPIONATO DI A  ^TOP

Raggiunto il traguardo massimo, la città, i giocatori e l’allenatore Piccioli sono in fermento. C’è la voglia di ricominciare subito, di gustare una nuova avventura, di scontrarsi con i grandi campioni del tempo. Il 1 agosto 1960 il Lecco torna già al lavoro e parte per il ritiro di Introbio. Qui, il sindaco Cugnasca, Lino Cademartori, i giornalisti De Santis e Gerosa e il dirigente della Banca Popolare di Lecco De Paoli fondano l’Associazione Amici dell’A.C. Lecco. Ceppi non sta certo a guardare, anzi. In riva al lago arrivano il coriaceo bolzanino Antonio Pasinato e il fuoriclasse uruguaiano Abbadie. Per la sua tecnica tutta Sudamericana, Abbadie viene soprannominato “Il gemello di Schiaffino”. Il lotto delle avversarie è da autentico brivido…. perché questa è l’epoca di Boniperti, Sivori, Altafini, Rivera…. Le prime uscite, purtroppo, non sono incoraggianti. Usciti dalla Coppa Italia ( 4-2 ad opera del Bologna ), Ceppi manda alcuni osservatori in Brasile per “prenotare” l’attaccante del Portuguesa Sergio Clerici. Il 25 settembre 1960 inizia l’avventura della serie A. E’ lo stadio Franchi il primo ad accogliere il Lecco di Piccioli nella massima serie ma l’esordio non è certo dei più felici: i viola vincono per 4-0. Quarta giornata e il Lecco si arrende a Bari con un secco 4-1. Non si fa neppure in tempo a regolare l’Udinese ( 3-1 il finale ) che gli uomini di Piccioli ottengono a San Siro contro l’Inter capolista un pareggio importantissimo. Di Gilardoni, dopo un colpo di testa su assist di Savioni, il gol che stende l’Inter. La stagione del Lecco va avanti con alti e bassi, con belle prestazioni contro le squadre più forti e difficoltà incredibili contro formazioni più modeste: pareggio con la Sampdoria, sconfitte con Atalanta e Vicenza. Il 4 dicembre, davanti a 18.000 spettatori, il Lecco piega per 1 a 0 il Napoli di Di Giacomo con una rete del preciso Savioni. Il 1960 si chiude con la sconfitta per 3-1 con il Torino e il pareggio a reti bianche del Rigamonti con la Roma. Ma la sorpresa è rappresentata da Sergio Clerici, deciso finalmente a lasciare il Brasile, presente sulle tribune. E il 1961 inizia con una delle sfide più sentite: il Lecco di Piccioli contro la Vecchia Signora. E il 2-2 finale, con reti di Duzioni e Gilardoni, è da cardiopalma. Il Rigamonti è un’autentica bolgia. Due settimane più tardi, è la corazzata Milan a vedere i sorci verdi. Liedholm e compagni vengono fermati sul 2-2 da un Lecco in grande spolvero e ridotto persino in 9 uomini. A segno, per il Lecco, Gotti ( uno su rigore, l’altro di testa ). Sette giorni dopo, il 22 gennaio 1961, il Lecco impatta 0-0 sul campo del Bologna. Ma la nota positiva è un’altra: fa il suo debutto Sergio Clerici, padre milanese e madre senese. L’andata bluceleste si chiude con una brillante vittoria sulla Lazio: 2-0 il risultato finale di marca tutta sudafricana. Vanno a segno Abbadie e Clerici, al suo debutto casalingo. Purtroppo le cose non vanno molto bene: dopo la sconfitta interna con la Fiorentina e il pareggio casalingo con il Bari ( 0-0 ), gli uomini di Piccioli perdono 2-0 in quel di Udine e si ritrovano al terz’ultimo posto, in piena zona retrocessione. Ma il 12 marzo 1961 sarà ricordato come l’evento più bello nella storia calcistica bluceleste. Di scena, al Rigamonti, l’Inter di Helenio Herrera imbattuta da dodici partite. Lo stadio è pieno fino al minimo centimetro. Ma la gara entrerà nella storia: il Lecco vince 2-1 grazie alla doppietta di Gilardoni che ammutolisce Herrera e manda invece in defibrillazione tutto il popolo bluceleste. Si torna a masticare amaro solamente sette giorni dopo: un Lecco sfortunato e rimaneggiato nei suoi uomini migliori riesce a reggere per un’ora agli assalti dei sampdoriani. Ma non basta ad evitare, seppur per 1-0, la sconfitta e la conseguente discesa in classifica. Ne segue una vittoria contro l’Atalanta ( rete di Savioni ) e due sconfitte con Vicenza e Napoli. Il Lecco è sempre più pericolosamente in zona retrocessione, ma impiega solo una settimana per risorgere o, quantomeno, tentare di restare a galla. Ne fa le spese il Torino, sconfitto per 2-1 con reti di Bonacchi e Abbadie. Alla sconfitta per 1-0 dell’Olimpico con la Roma, una delle partite più belle dei blucelesti, segue quella più “micidiale” e massacrante del Delle Alpi con la Juventus ( 4-2 il finale con reti di Abbadie e Arienti ). Il torneo volge all’epilogo finale. E’ il 14 maggio quando il Lecco supera, tra le mura amiche, la Spal con un meritatissimo 2-0 ( Abbadie e Gotti ). Ma la nota positiva arriva dall’esordio del “Ruspa” Antonio Pasinato, uno degli uomini più importanti nella storia del Lecco. Dopo la perla di Gotti che costringe il Milan all’1-1 sul proprio campo e all’uno due di Bologna ( Galbiati e Clerici ) si arriva alla sfida finale. Già retrocesse Lazio e Napoli, si attende solo la squadra che chiuderà il terzetto. Proprio all’Olimpico, contro la Lazio, il Lecco chiude la sua prima stagione di serie A con una vittoria firmata dal solito Savioni. Sembra ormai fatta quando arrivano le notizie del pareggio del Bari contro la Juve e il successo dell’Udinese sull’Atalanta. Udinese, Bari e Lecco si trovano così a pari punti e solo uno spareggio a tre sul neutro di Bologna dirà il nome della terza retrocessa in serie B. Partito con i solito sfavori del pronostico, il Lecco ottiene l’impresa di salvarsi e restare nell’olimpo del calcio che conta per il secondo anno consecutivo. Domenica 11 giugno 1961 il Lecco demolisce il Bari con un secco 4-2 ( Abbadie, Savioni, Gilardoni e ancora Savioni ). La salvezza però arriva ancor prima di dover affrontare l’Udinese. La squadra friulana, infatti, impatta con il Bari 0-0. Gli uomini di Piccioli diventano così, involontariamente, gli arbitri della retrocessione. A otto minuti dalla fine Lecco e Udinese impattano sul 2-2 ma ci pensa Arienti a rompere l’equilibrio. Il Bari sente più vicina la salvezza ma a due minuti dalla fine gela di schianto: 3-3 e pugliesi in serie B.

GLI ANNI D'ORO  ^TOP

Scampato il pericolo della retrocessione e conquistato un posto tra le grandi del calcio italiano, Ceppi si muove alla grande acquistando due giocatori di valore assoluto: lo svedese Bengt Lindskog, proveniente dall’Inter di Helenio Herrera, e Beniamino Di Giacomo. E lo svedese arriva a Lecco con uno score invidiabilissimo: 5 anni e 65 reti ( 33 nell’Udinese e 32 nell’Inter ). Di Giacomo invece, strappato all’ultimo momento alla Fiorentina, emergerà proprio a Lecco arrivando addirittura ad indossare la maglia della nazionale. Il 5 agosto 1961, in vista della seconda stagione in serie A, la squadra è in ritiro alle Terme di Introbio ospite dell'Ingegner Cugnaria. Dopo il pareggio casalingo con il Padova ( 0-0 ) è proprio la coppia dei nuovi arrivati, con un gol ciascuno, a salvare il Lecco dalla prima sconfitta interna del campionato ( 2-2 con il Bologna ). Pareggio per 2-2 che si ripete anche al Delle Alpi di Torino con la Juventus: a segno Di Giacomo e Cardarelli. La marcia del Lecco sembra arrestarsi e qualche settimana dopo fioccano le prime polemiche ai danni di Lindskog: doveva venire a Lecco per fare la differenza ed invece appare spompato e privo di motivazioni. E quando tra lo svedese e lo spogliatoio è rottura, Ceppi decide di metterlo in vendita. Purtroppo, però, di acquirenti nemmeno l’ombra e la serie B è praticamente lì a un passo. Il 7 novembre 1961 i blucelesti piangono la prematura morte del massaggiatore Olinto Alini. Ed è proprio qui che nascerà la fama di Giancarlo Tonelli, quasi non vedente dopo un incidente di caccia ma di una sensibilità e umanità senza confronti. Peccato che, nel frattempo, il campo non dia soddisfazioni ai sostenitori blucelesti costretti a vivere un Natale amaro. Con il Lecco in piena zona retrocessione, il 27 dicembre 1961 Ceppi chiama a rapporto mister Piccioli e gli comunica di aver deciso di affiancargli Achilli alla guida della squadra. La decisione di Ceppi scatena il putiferio in Piccioli che, capita l’antifora, lascia la panchina bluceleste. Ma la situazione non cambia di molto. Salvo impattare 2-2 con Juve e Milan ( autentico mattatore in entrambe le gare Di Giacomo ), il Lecco non riesce a togliersi dalla zona retrocessione, anzi. L’11 marzo il Lecco tocca il fondo e dopo la pesante sconfitta di Udine ( 5-1 ) si trova a quattro lunghezze dalla salvezza. Ma quando tutte le speranze sembrano vanificarsi nel nulla, ecco la reazione bluceleste. Sfruttando anche il doppio turno casalingo, il Lecco batte Palermo ( 2-1 ) e Catania ( 3-1 ). Ma se Di Giacomo segna come un forsennato ( entrando nel giro della Nazionale ), la vera sorpresa è Giuseppe Meraviglia, portiere, che non ancora ventenne fa il suo esordio in serie A. Ma il 1 aprile 1962 il Lecco saluta ( ma sarà solo un arrivederci ) la serie A. La sconfitta di 2-0 al Marassi di Genova condanna aritmeticamente gli uomini di Achilli alla retrocessione in serie B. Non sono bastati, dunque, i 14 gol ( e i 17 pali, incredibile ma vero ) di Di Giacomo per consentire al Lecco, unica squadra di città non provincia, a entrare nel gotha del calcio nazionale.

BANDIERA BIANCA? NEANCHE PER SOGNO  ^TOP

“Lindskog ci ha portato in B? Lindskog ci riporterà in A”. La risposta di Ceppi a chi chiedeva la “testa” del deludente svedese è secca quanto inattesa. Non solo. Ceppi gli paga una vacanza a Chianciano per rimettere a posto il fegato e lo nomina nuovo capitano bluceleste. La retrocessione spinge alcuni giocatori blucelesti ad andare in altri lidi. Di Giacomo va all’Inter passando da Torino, Gotti chiude la carriera nel Monza, Abbadie torna in patria e per poco anche “Ruspa” e Facca fanno le valigie. Ma Ceppi li dichiara incedibili. Il 14 ottobre 1962 fa il suo debutto il quotatissimo Piero Schiavo, proveniente dal Torino. Il 6 novembre 1962, presso la sede sociale dell'A.C. Lecco, si festeggia Francesco Duzioni, giunto alla sua 250esima partita consecutiva di campionato in maglia bluceleste. Intanto, a fine novembre, il Lecco procede ad alti e bassi occupando la quarta posizione. Lindskog, dichiaratosi convinto di fare bene, torna sotto accusa. Il 26 novembre Alessandro Rusconi diventa sindaco succedendo a Angelo Bonaiti, in carica dal ’58. Pur con l’infermeria piena e con qualche giocatore che non gira per il verso giusto, il Lecco vince la sua prima gara esterna della stagione ( a Parma, 3-2 ) portandosi ad un solo punto dalla A. Altre quattro sconfitte e il Lecco precipita a centro classifica. A farne le spese è Achilli, considerato l’artefice principale del disastro, che nei primi giorni di febbraio viene esonerato. Al suo posto, Ceppi richiama Piccioli. Senza fare miracoli, ma prendendosi parecchie soddisfazioni ( vedi la vittoria per 3-1 nel derby con il Como ), Piccioli riesce a chiudere la stagione al sesto posto, a soli sei punti dalla zona promozione. Inizia la stagione 63/64 e, per far fronte ad alcuni problemi di bilancio, Ceppi punta soprattutto sui giovani della De Martino ( allora si chiamava così la Primavera bluceleste ): E’ l’anno di Innocenti, Pulici, Brusadelli, Rigato. Linskog tenta il colpo: chiede a Ceppi 17 milioni all’anno più la lista gratuita per la prossima stagione. Ceppi rifiuta e denuncia lo svedese alla Caf. Dopo 7 partite il Lecco viaggia già ad una media promozione. Ma gli imprevisti sono dietro l’angolo ed una serie devastante di infortuni mettono in serie difficoltà Piccioli. Solo Sergio Clerici riesce a divertire e a concretizzare. I giocatori e il tecnico escono allo scoperto accusando il pubblico lecchese di non essere sufficientemente vicini alla squadra. Al giro di boa rientra la grana Lindskog. Lo svedese torna al Lecco ma sarà pagato a gettoni di presenza. Saranno ben pochi perché Piccioli lo metterà nella mischia solo dopo parecchie settimane. A marzo, dopo una serie di belle prestazioni, il Lecco è lì a lottare per la promozione occupando il quinto posto. Ma una serie di prestazioni incolore mettono il gelo tra pubblico e Piccioli che, per protesta, decide di non scendere più in panchina fino alla fine del campionato. Ma non bastano le vittorie nelle ultime partite: il Lecco chiude a soli due punti dalla serie A. Ma Ceppi non alza bandiera bianca e i risultati gli daranno presto ragione.

L'ULTIMO CAMPIONATO DI A  ^TOP

Dopo le minacce di lasciare la presidenza (peraltro subito rientrate), il vulcanico Ceppi vuole a tutti costi riprovarci. Arrivano in bluceleste Giorgio Azzimonti, Sauro Fracassa, Angelo “Ciccio” Longoni, partono Francesco Duzioni e, seppur senza rimpianti Lindskog. Piccioli viene confermato alla guida tecnica della squadra. Giusto il tempo di inaugurare la nuova sede, sita in Via Roma 36, e l’A.C. Lecco torna alla ricerca della promozione. E’ il 27 dicembre quando il Lecco di Piccioli è in paradiso: a colpi di “tre”, i blucelesti infilano la bellezza di otto vittorie in otto gare interne e volano al comando. E’ l’anno di Clerici che, spostato al centro dell’attacco, diventa formidabile… e irresistibile. Le cose sembrano andare alla grande ma una serie di passi falsi fa scivolare il Lecco al terzo posto. Dopo il clamoroso 2-2 casalingo del 12 aprile 1965 contro il Verona, dove si assistono errori arbitrali incredibili e scene da far west sugli spalti, il Lecco perde la concentrazione a livello psicologico precipitando al quinto posto. Scoppia anche un dissapore tra Ceppi e Moratti. Il presidente nerazzurro dichiara di non gradire la promozione del Lecco in serie A perché toglierebbe pubblico a San Siro. Ma alla fine Ceppi trionferà su tutta la linea. Il rush finale è cosa da altri tempi: 2-1 sul neutro di Busto Arsizio, 3-2 a Bari, 3-0 al Napoli, 4-1 al Padova, 3-1 alla Pro Patria, 2-2 a Trani. Si arriva all’ultima gara con il demotivato Modena. Il Lecco, bisognoso di due punti, le tenta tutte senza però riuscire a sbloccare il risultato. All’80 Azzimonti coglie in pieno il palo e le speranze di promozione si infrangono su esso. L’unica nota positiva arriva da Sergio Clerici, eletto capocannoniere ( insieme a De Paoli ) con 20 reti. Ma la serie A non si fa attendere. Siamo alla stagione 1965/66 e il Lecco, forte di una rosa collaudata, riparte senza rilevanti modifiche al proprio assetto. Fino a novembre si assiste ad un Lecco forte e spietato solo lontano da casa, stranamente bloccato e impaurito tra le mura amiche. Intanto anche Giuseppe Meraviglia colleziona un invidiabile record: 738 minuti di imbattibilità. Le sempre più brillanti prestazioni blucelesti contagiano tutti. Nel 1966 il Lecco Club organizza con l’Agenzia Lanfranchi perfino un aereo per non far mancare il supporto ai blucelesti impegnati a Palermo. Qualche settimana più tardi, in occasione della trasferta di Genova, si assiste al più cospicuo dispiegamento di tifosi lecchesi con trenta pullman organizzati, treni stripati di bluceleste e centinaia di auto private. Purtroppo, lo dispiegamento di forze blucelesti non può fare altro che assistere ad una sconfitta che non pregiudica comunque il campionato. Il 3 aprile, nello scontro diretto con il Venezia, il Lecco non va oltre lo 0-0 ma vede il suo vantaggio sulla quarta allungarsi a 7 punti. Arriviamo a Pasqua, data storica. Il Lecco, forse troppo sicuro di se porta a casa una sonora sconfitta ( 5-0 per il Mantova ) alimentando così il panico tra i tifosi. Ma il periodo di difficoltà sembra svanire quando i tifosi si stringono attorno ai giocatori. E le successive prestazioni danno morale a Clerici e compagni che il 12 giugno 1966 conquistano, con una giornata d’anticipo il ritorno in serie A. Ma la festa vera e propria si consuma il 19 giugno 1966 quando, in un Rigamonti esaurito, succede di tutto. Una grande A di polistirolo si alza in cielo, sollevata da palloncini blucelesti. I giocatori compiono al trotto il periplo del campo gettando garofani rossi alla folla impazzita, Longoni distribuisce i cappellini del suo colorificio. Ed è festa anche per Clerici che, con i suoi 17 gol, raggiunge quota 54 reti in quattro anni. Ceppi, nel frattempo, sembra scatenato. Confermato Clerici, arriva alle falde del Resegone Valentino Angelillo, ex nazionale e capocannoniere con 33 reti nella stagione 58/59. Approdano in prima squadra anche Jaconi ( altro protagonista della storia bluceleste ) e Rino Gritti. Ma l’ultimo torneo di serie A bluceleste inizia davvero male: cinque partite, un solo punto! Il secondo punto della stagione arriva al Delle Alpi di Torino con i granata ma Piccioli inizia a dare in escandescenza: partita dopo partita la rosa perde per infortunio qualche pezzo pregiato. Alla decima giornata il Lecco coglie la prima vittoria ( 3-0 al Foggia ) ma purtroppo non basta per lasciare la zona retrocessione. Gli uomini di Piccioli non riescono a risollevarsi. Dopo il pareggio ( 1-1 ) con il Milan grazie ad un gol di Azzimonti, arriva un solo pareggio in tre partite. Ceppi inizia a perdere la pazienza e annuncia, come al solito, le dimissioni: “A fine campionato giuro che smetto. Dopo tutti i sacrifici che ho fatto per dare a Lecco una squadra in serie A, non c’è un cane che mi dia una mano, dagli imprenditori ai tifosi, dalle autorità agli enti”. La squadra riesce comunque a darsi una svegliata….. Sul temibile campo di San Siro Incerti porta in vantaggio i suoi. L’Inter riuscirà a pareggiare ma resterà comunque una delle partite più belle dei blucelesti. Ma la situazione resta drammatica. Dopo la batosta di Foggia, datata 9 aprile 1967, in riva al lago si decide ad avviare l’innesto dei giovani emergenti. Il 16 aprile esordisce Osvaldo Jaconi, un mandellese dinamico dal colpo secco e preciso. Il 30 aprile arriva la seconda vittoria della stagione ma Piccioli, a fine gara, annuncia le dimissioni alla fine del torneo. Due settimane dopo il successo arriva ai danni dello già spacciato Venezia. L’ultima giornata della massima serie nella storia del Lecco regala l’ennesima soddisfazione contro le squadre di blasone. A farne le spese è il Milan che, sul proprio campo, viene fermato sull’1-1 grazie alla rete di Schiavo. Purtroppo, però, il Lecco è chiamato alla retrocessione in serie B. E, purtroppo, il Lecco non riuscirà più a vedere la serie A.

IL DRAMMA DI FACCA  ^TOP

Stavolta Ceppi mantiene la promessa e, pur mantenendo il controllo del 60% del sodalizio ( nel frattempo diventato Spa ), lascia la carica di presidente a Giovanni Mambretti. Eraldo Monzeglio, difensore azzurro dell’Italia campione del mondo nel ’34 e nel ’38, viene nominato direttore tecnico mentre Piccioli, sul punto di dimettersi, viene convinto a rimanere anche se la sua mansione si riduce a quella di preparatore atletico. Alcuni dei pezzi migliori vanno in altre piazze ( Clerici a Bologna, Ferrari a Roma, Angelillo al Milan, Bonfanti all’Inter ) mentre in bluceleste arrivano Adriano Lombardi. 10 pareggi e tre sconfitte e Monzeglio ha i suo grattacapi! E il 26 novembre 1967 Ceppi, da sempre attento alle opinioni della piazza, esonera Monzeglio lasciando il timone ( per l’ennesima volta ) a Piccioli. Ma il patatrack è dietro l’angolo ed il record di esoneri blucelesti si consuma. Non è finito il girone d’andata e anche Piccioli riceve il ben servito. Al suo posto “Ciccio” Longoni. Alla fine il Lecco riuscirà a conquistare gli spareggi per restare in B. Il 17 luglio il Lecco prenota la salvezza battendo 3-0 il Venezia. Ma la brutta notizia era arrivata quindici giorni prima. E’ il 2 luglio 1968 quando il Lecco è di scena a Verona. Ranghino, dopo un bruttissimo fallo su Salutti, viene espulso. I tifosi veronesi si scatenano e numerosi facinorosi riescono a entrare in campo sul finale di gara. Una mano anonima sferra una bottiglia che colpisce l’occhio di Facca. Vana la corsa all’ospedale con il dottor Galli: Facca perderà l’occhio e si ritira dal calcio tornando con la sua famiglia a Pordenone. Ma si avanti e tra il calo degli abbonamenti, le dimissioni di Ceppi e alcune decisioni tecniche da far paura a chiunque…. il Lecco sprofonda e dopo undici anni di paradiso tra A e B retrocede in C. Ceppi, abbattuto, non demorde. La serie C regala un Gritti potente, un Lombardi preciso e un Mereghetti inventivo. Una serie di otto partite utili consecutive portano i blucelesti ad un solo punto dalla testa della classifica. Superando il Verbania 1-0, il Lecco collezionerà 17 risultati utili consecutivi che termineranno a 4 giornate dal termine. Alla fine per il Lecco ci sarà solo un inutile secondo posto frutto di 5 sconfitte, 20 vittorie e 13 pareggi. Goleador è Pedroni, con nove reti. Inizia la stagione 1970/71 e il Lecco si rende protagonista al mercato di Viareggio. In bluceleste arriva Goffi, uomo dall’inesorabile fiuto del gol e dall’insospettabile sensibilità che lo porta a commuoversi dopo ogni rete. Intanto, per cercare di richiamare al Rigamonti il maggior numero di pubblico, vengono diminuiti i prezzi di biglietti e abbonamenti. Il 27 ottobre 1970 Ceppi, forse preso da malinconia, torna alla guida del Lecco, licenzia mister Lupi e richiama Ciccio Longoni alla guida della squadra. Ma non solo: il presidentissimo regala ai tifosi Angelino Marchi e Ilario Frank, due ventenni destinati a cambiare il corso della storia bluceleste. E con due fenomeni di questo calibro, il Lecco anella una serie positiva di 10 risultati utili. E’ il 7 febbraio 1971 e il Lecco affronta l’Alessandria capolista. Finisce 3-3, un risultato che demoralizza il Lecco che da quel punto in poi non riuscirà più ad impensierire la vetta. Anzi, gli uomini di Longoni chiudono all’ottavo posto, Goffi è il capocannoniere bluceleste con 13 centri. La stagione successiva arriva una nuova gioia per la lecco calcistica. Con una squadra letteralmente fantastica ed una serie impressionante di successi e goleade, anche il pubblico torna a mostrare tutto il proprio entusiasmo. Il 7 maggio 1972 altra data da ricordare: “Il calcio minuto per minuto” inserisce il Rigamonti come campo principale e il radiocronista esalta la prestazione bluceleste ad ogni intervento. Il 18 giugno si consuma la festa bluceleste: spettacolare colpo d’occhio degli spalti e mega invasione sul terreno del Rigamonti. Sarà, purtroppo, l’ultima serie B bluceleste che, con gli anni successivi, vivrà un lento ma inesorabile declino.

UN DECLINO PAZZESCO: DALLA B ALL'INTERREGIONALE  ^TOP

Trovata la serie B, inizia una serie inesorabile di frittate…. Intanto la cessione di Chinellato, poi l’annuncio dell’acquisto di Bordon che costa troppo e alla fine non arriva, infine la decisione di affiancare Achilli a Longoni alla guida tecnica della squadra, un inizio di campionato sciagurato e Lecco senza allenatore già all’undicesima giornata. Insomma, un disastro completo che compromette, neppure a metà cammino, il campionato di B bluceleste. A sei giornate dalla fine il Lecco è inesorabilmente all’ultimo posto con 19 punti. Poi una serie di pareggi che, di fatto, condannano il Lecco al ritorno in C. Si riparte con un nuovo allenatore, Sergio Brighenti, già centravanti di Inter e Nazionale, che ispira tutto il suo gioco all’Inghilterra di Bobby Charlton. Tra gli arrivi di quella stagione si segnala De Nadai, libero fisso ma che in bluceleste diventa il primo centravanti arretrato del calcio italiano. A rinforzare il reparto avanzato arriva Vito Chimenti che in un paio di occasioni salverà la baracca. Il 3 febbraio 1974 il capitano Sacchi disputa la sua quattrocentesima partita in bluceleste. Dopo una serie di partite mediocri, Brighenti viene preso di mira dai tifosi blucelesti e si vede costretto a cambiare aria. Si continua con Giorgio Maioli, coadiuvato dall’onnipresente Nino Meregalli. Il 16 giugno 1974, con il campionato ormai chiuso ( il Lecco chiude 5° ), è il giorno degli esordi di alcuni giovani. Tra i migliori Zandegù, alla sua prima rete, che collezionerà una personale stagione di successi. Nel frattempo viene ingaggiato nuovamente Antonio Pasinato ( ma stavolta come direttore tecnico ) e Ceppi rassegna le dimissioni. Al suo posto si insidia il nipote Carlino Rizza. Pasinato rivoluziona l’intera rosa con un numero impressionante di arrivi. Da segnalare quelli del libero Piero Volpi ( futuro medico sociale dell’Inter ) e il jolly difensivo Guarisco. E’ una stagione disastrata: in 15 partite il Lecco mette a segno solo 5 gol e la classifica langue. C’è comunque il tempo per tornare ai fasti di qualche anno prima. Il 28 dicembre 1974 è in programma un amichevole con la Juve. Il Lecco riuscirà ad impattare 2-2 grazie alle reti di Cremaschi e De Nadai. La prima domenica del ’75 è un vero disastro: a Seregno succede di tutto. Dopo il gol di Cremaschi i padroni di casa si innervosiscono. Motta viene ferito alla gamba, Mambrin, per soccorrere il compagno, scaglia la palla fuori centrando la panchina di casa, il mister del Seregno pensa ad una provocazione e con una pallonata centra Mambrin, steso nel frattempo con un pugno da un dirigente. Marchi viene espulso e la gara finisce sull’1-1. Una vera e propria carneficina. Il 23 gennaio 1975 Pasinato viene esonerato e al suo posto torna Brighenti che promette di rialzare la testa in sole cinque domeniche. Si rivede il bel gioco e arrivano alcune vittorie importanti ma il Lecco si trova a soli due punti dalla quarta serie. Il 7 maggio 1975 tuona una notizia bomba: il Lecco è dell’Inter. Alla fine il Lecco riesce a salvarsi e a restare in C. La stagione 1975/76 sembra offrire qualcosa di buono. Una serie di belle prestazioni, sia in campionato sia in coppa, proiettano il Lecco al secondo posto e ai quarti di finali con il Monza. Proprio in occasione della Coppa Italia, il Rigamonti accende le luci: è la prima volta che si gioca in notturna ma purtroppo il Lecco perde la qualificazione ai calci di rigore. Il 24 maggio 1975 una data triste per il Lecco: muore, a soli 43 anni, Enrico Arienti, uno dei protagonisti degli anni d’oro. Il Lecco chiude il campionato al secondo posto ma non basta per essere promosso in B. In apertura del 1977 Ceppi, colpito da trombosi, viene ricoverato. La sua vita cambierà radicalmente. Ma proprio sul finire della stagione 76/77 arrivano anche i primi trofei nella storia del Lecco: Il 19 giugno 1977 va in scena la finale di Coppa Italia semiprofessionisti. Grazie al 2-1 finale ( Corti e Marchi ), il Lecco batte la Sangiovannese e vince così il primo trofeo della sua storia. 10 giorni si fa il bis con la Coppa Anglo-Italiana. Il 3-0 finale ai danni del Bath City regala al Lecco il secondo trofeo della sua storia e annulla, almeno per il momento, le delusioni per un campionato chiuso al quarto posto a 9 punti dalla vetta. Nella stagione 77/78 il Lecco riparte da Guido Capello e da Galluzzo, unico giocatore giudicato incedibile. Per il resto si decide di puntare sui giovani. Ed è la scelta giusta perché il Lecco torna subito in C1 ( nel frattempo la Federazione aveva rivisto i campionati ). Purtroppo nel marzo 1978 Marchi è vittima di un incidente. Colpito da una violenta pallonata in occasione della gara con la Biellese, Marchi resta intontito ma resiste e termina la partita. Tutto sembra a posto ma il giovedì successivo Marchi imbocca con l’auto un senso vietato a Milano, riesce a accostare e perde conoscenza. Finisce così la carriera di “Speedy Gonzales”. L’11 giugno 1978 il Lecco conclude il campionato all’ottavo posto e viene ammesso alla nuova C1. Ma la nuova collocazione durerà poco. Tra partenze illustri, casse sociali che piangono e una serie di cambiamenti a livello tecnico, il Lecco ottiene la permanenza in C1 ma, nella stagione 79/80, chiude il campionato al terz’ultimo posto precipitando in C2. Nel frattempo, siamo nella stagione 80/81, fa il suo esordio in maglia bluceleste Lorenzo Marconi, che diventerà il più presente nella storia del sodalizio di via Don Pozzi.

MUORE IL PRESIDENTISSIMO  ^TOP

I tempi d’oro si allontanano ancora di più quando, nella stagione 82/83, il Lecco precipita all’ultimo posto infilando una serie impressionante di rovesci. Il 20 marzo 1983, dopo la sconfitta casalinga contro l’Ospitaletto, Ceppi avvicina mister Longoni, tornato ad allenare i blucelesti la stagione precedente, gli dà del cretino e comincia a picchiarlo sulla testa con il bastone. L’Italia intera resta ammutolita per il gesto del Presidentissimo, uno dei presidenti più popolari di tutti i tempi. Mentre Ciccio Longoni fa sapere che la battaglia continuerà in tribunale, Ceppi ingaggia l’allenatore in seconda Pasquale Del Giudice. Ma la situazione è drammatica e irreparabile. E’ il 29 maggio 1983 quando, dopo l’ennesima sconfitta interna ad opera della Vogherese, il Lecco retrocede in Interregionale, punto più basso mai raggiunto in quasi ottant’anni di storia. Ma il dramma peggiore si consuma solo qualche giorno più tardi, precisamente il 15 giugno 1983: Muore il presidentissimo Mario Ceppi e con lui tutti i momenti d’oro dei gloriosi anni ’60. La società, intanto, è sul’orlo del fallimento. Alcuni imprenditori, su tutti Sergio Pagani, cercano di costruire cordate per salvare il Lecco, affidato all’amministratore delegato Valerio Somasca. L’unica soluzione è quella di mettere in vendita il parco giocatori e promuovere dal vivaio una frotta di ragazzini. Nel frattempo il campionato è un vero disastro. Il Lecco si trova al penultimo posto e sembra ormai spacciato addirittura alla “Sesta Serie”. Ma il 5 febbraio 1984 Somasca ingaggia come allenatore Pierino Prati e la situazione sembra migliorare. Grazie ad una serie di combinazioni favorevoli il Lecco resta in Interregionale. E all’orizzonte si intravede qualcosa di buono.

NELLE MANI DELLA FAMIGLIA FRIGERIO  ^TOP

Somasca purtroppo non riesce a portare avanti da solo la situazione e interpella subito alcuni imprenditori. A dare le migliori garanzie e a diventare nuovo presidente è il venticinquenne geometra di Cornate D’Adda Alberto Frigerio, sostenuto dall’azienda del padre Rino che diventa vicepresidente insieme all’industriale lecchese Carlo Boschi. Frigerio promette la C2 entro due stagioni. La situazione non è comunque delle migliori: alcune scelte apparentemente sbagliate attirano subito le ostilità del popolo lecchese. Ma si va avanti lo stesso e alla fine i risultati daranno ragione a Frigerio. Si assiste ad un campionato praticamente perfetto che si conclude con inaspettato quarto posto ad un passo dalla C2. Inizia l’anno “secondo”, quello della promessa C2. Scoppia la grana Alzani: gran parte del popolo bluceleste, tra cui il Lecco Club Mario Ceppi, si dice pronto a disertare lo stadio se ad allenare il Lecco viene confermato Alzani. Per il mister arriva l’ultimatum di Frigerio: risultati subito o esonero. E, puntuali come un orologio svizzero, arrivano le dimissioni. Bastano due sconfitte consecutive e Frigerio affida la panchina a Stefano Angeleri. Il campionato però è vissuto tra alti e passi e la truppa bluceleste dovrà accontentarsi di un nono posto. Si riparte con Angelo Volpato che sostituisce sulla panchina Angeleri. La squadra è divertente e concreta e in tutto il girone di andata si perde una sola volta. Il girone di ritorno è tutto all’insegna del duello Lecco-Pro Sesto. Si arriva all’ultima giornata e il Lecco è dietro di un punto. Entrambe le squadre vincono e per il Lecco è ancora Interregionale. Stagione 87/88, arriva la bestia nera Leffe. Rino Frigerio molla e lascia tutto nelle mani del figlio Alberto, sempre più impaurito per non essere riuscito a centrare la promessa C2, paura di non riuscire a farcela economicamente e paura dell’ostilità del tifo bluceleste. Ma tutte i contatti per la cessione della società bluceleste si sciolgono come neve al sole e Frigerio riparte. Dopo i disordini di Vigevano e la freddezza tra società e giocatori, la squadra si accende arrivando a lottare per la promozione. Ma la delusione generale si consuma l’8 maggio 1988 quando il Lecco subisce un pesante 4-1 in Val Gobbia ad opera del Leffe e resta ancora in Interregionale.

RITORNO AL PROFESSIONISMO  ^TOP

Alberto Frigerio lascia la carica di presidente a Sergio Pagani diventando così vicepresidente. La riorganizzazione dei gironi e il crack finanziario di alcune società sembrano favorire il ripescaggio del Lecco in C2. Ma Mataresse, all’ultimo momento, promuove a tavolino Potenza, Carpi, Sassuolo, Suzzara e Jesi. La panchina è affidata a Giorgio Maestroni mentre in maglia bluceleste arrivano molti giocatori interessanti tra i quali Lele Ratti e Remondina. Dopo dieci giornate e la sconfitta casalinga con il Vigevano, il Lecco è fermo al secondo posto con cinque punti di distacco dalla vetta. Ma il pubblico lecchese è insoddisfatto e puntuale arriva il cambio di allenatore: il testimone viene raccolto da Cesarone Cattaneo. Ma dopo lo 0-0 di Valdagno le speranze di promozione si attenuano e la truppa bluceleste concluderà al quarto posto. Stagione 89/90. Si parte con un nuovo allenatore: mister Osvaldo Jaconi, mandellese dall’illustre passato bluceleste e con una già buona carriera da allenatore. E’ l’anno di Seveso, di Raggi, di Vinceti. Si assiste ad un’impressionante cavalcata frutto di 11 vittorie consecutive che proiettano il Lecco e i suoi “ragazzi” alla ribalta nazionale: il 10 dicembre 1989 la Domenica Sportiva si colora di bluceleste ospitando Pagani e i suoi. Dopo il solito stop con la bestia nera Leffe, arrivano altre 9 cavalcate vincenti. Ma proprio nella gara di ritorno con i valgobbini che i blucelesti sembrano condannati di nuovo all’Interregionale. Davanti a circa settemila spettatori il Lecco subisce un nuovo k.o per 3-1 con i bergamaschi che vanno in testa con 4 punti. E alla fine il Lecco arriverà secondo con tre punti di ritardo dalla promossa Leffe. Il povero Jaconi viene preso a pesci in faccia e scappa malinconicamente da Lecco. Intanto tutto sperano nel ripescaggio in C2 che questa volta arriva puntuale: è la fine di luglio quando il Lecco viene ripescato di diritto nei professionisti. Intanto, nella società bluceleste, si insidia Paride Cariboni. Luciano Zecchini, ex difensore del Torino, diventa il nuovo direttore tecnico. Tra una serie di arrivi e partenze si segnala l’arrivo di Mauro Borghetti e quello, seppur a campionato in corso, di Maurizio Lucchetti, bomber di razza che farà letteralmente scoppiare di gioia i tifosi: in undici gare Lucchetti mette a segno la bellezza di dieci reti riaddrizzando una stagione che era iniziata in sordina. Purtroppo però il Lecco non riesce ad evitare il quintultimo posto e il conseguente spareggio salvezza. E’ il 20 giugno 1991 quando, al Brianteo di Monza, il Lecco vince 2-0 e si aggiudica la permanenza in C2.

L'ERA GENTILE  ^TOP

La serie C2 continua a dimostrarsi dura e difficile. Dopo tre mesi, con il Lecco in piena zona retrocessione, Zecchini viene sostituito da Titta Rota che riesce a ridare fiato alla classifica bluceleste. Nel marzo 1992 Claudio Gentile, con il suo ormai famoso slogan “datemi tre anni e supereremo il Como”, diventa direttore sportivo. Intanto il Lecco chiude il suo secondo campionato di C2 all’ottavo posto. Arriviamo alla stagione 92/93. Beppe Savoldi indimenticato capocannoniere di A degli anni 70 diventa il nuovo allenatore bluceleste. Alla sua richiesta di rinforzi, Claudio Gentile risponde con gli acquisti di Pasino, Gubellini e Sambo, tre giocatori che faranno davvero impazzire il popolo bluceleste. Anche Moreno Torricelli arriva molto vicino a vestire il bluceleste ma all’ultimo momento la trattativa sfuma. Dopo un girone di andata entusiasmante, arriva puntuale il crollo: Una serie di sconfitte incredibili relegano il Lecco al quinto posto, a quattro punti dalla promozione. Intanto, in occasione del decimo anniversario della morte di Mario Ceppi, lo stadio Rigamonti viene intitolato anche al presidentissimo, diventando così ufficialmente stadio Rigamonti-Ceppi. In panchina intanto torna uno dei protagonisti della serie A e dell’era d’oro bluceleste: il “Ruspa” Antonio Pasinato. Alla nomina di direttore generale risponde invece il nome di Luciano Passirani. Altri grandi campioni arrivano in riva al lago: da Micheletti a Pavone, da Giaretta a Taribello. Si affacciano anche i giovanissimi Menegola, Bertolini, Casamassima che legheranno presto il loro nome alla storia del Lecco. La marcia è, a tratti, da promozione. Ma in primavera la squadra scoppia e, con i remi in barca tirati, i blucelesti chiuderanno la stagione al decimo posto. Nel frattempo il Lecco ha un nuovo presidente: Costante Grassi. Nuova stagione e nuovo andirivieni. E’ l’anno di Aldrovandi, di Didonè, di Foschi, di Tagliabue, di Maretti e di Cortesi. Proprio quest’ultimo sarà l’autentica rivelazione della stagione: il suo score personali arriva a toccare la bellezza di 17 reti. Un problema al menisco ne ferma la corsa. E ‘ comunque l’anno dei playoff, la griglia degli spareggi promozione che racchiude dalla 2° alla 5° squadra classificata. Il 19 marzo 1995, dopo la sconfitta su rigore di Brescello e le conseguenti critiche, Pasinato lascia il timone a Titta Rota. Purtroppo il campionato del Lecco è un autentico karakiri che costringe l’armata bluceleste a perdere il treno dei playoff. Promozione che non tarda ad arrivare. Dopo una buona partenza, frutto del grande intuito e talento di mister Gustinetti e di una serie magica di acquisti ( Zanardo, Bonavita, Elia ), le speranze di promozione si infrangono con il palo colpito da Possanzini in occasione della gara casalinga giocata con il Tempio ed impattata sullo 0-0, arriva la gioia della C1. E’ la stagione 1996/97 e, dopo un testa a testa con il Lumezzane, il Lecco ottiene i playoff terminando la stagione regolare al secondo posto. E’ Lecco spettacolare, divertente, pieno di talento e fantasia. E’ il Lecco di Allegretti e Oddo ( giocatori ora in serie A ), del furetto Bertolini, del lottatore Boscolo, del tenace e grintoso Sensibile, di “polvere” Limetti. Dopo aver steso il Cittadella ( 1-2 fuori casa, 1-1 al Rigamonti-Ceppi ) si va alla finale secca con la Pro Sesto. E’ il 15 giugno 1997 quando, dopo una lotta lunghissima durata praticamente 120 minuti, Adamo, verso lo scadere, scolpisce l’1-0 nella storia della Calcio Lecco. I tifosi blucelesti tornano a riassaporare la gioia di una promozione conquistata sul campo dopo 25 anni di illusioni frustate. E per un tratto si tornerà a sperare nel bei momenti anche se, purtroppo, gli incubi torneranno più grandi di prima.

LE STAGIONI IN C1: UN "CONCENTRATO" DI EMOZIONI  ^TOP

Ottenuta la promozione in C1, il Lecco riparte da Cadregari. E’ un’annata spettacolare caratterizzata da una serie di prestazioni bellissime tra le quali spicca la vittoria nel derby al Sinigaglia di Como. E’ un 1-3 micidiale e fantastico. Gli uomini di Cadregari, sempre più amato dal pubblico bluceleste, chiudono la gara in 9 uomini ma riescono a piegare la resistenza dei cugini e a proiettarsi in zona playoff. E alla fine il Lecco chiuderà al 7 posto, a dodici punti dalla promozione. Ma come inizio non c’è male. L’anno dopo, però, sempre con Cadregari sulla panchina, si vive una stagione davvero deludente. Il Lecco chiude al penultimo posto e si vede costretto a giocare la salvezza ai playout. E’ il 30 maggio 1999 quando al Rigamonti-Ceppi, davvero pieno per l’occasione, scende il Padova, forte di una migliore posizione di classifica. La gara finisce in parità e per il Lecco sembra ormai vicina la retrocessione. Si va a Padova con la consapevolezza di essere davvero all’ultima spiaggia: serve solo una vittoria. Il 6 giugno 1999 il Lecco resta in serie A. Un gol di Bebe Bertolini sul finire di primo tempo e una resistenza incredibile nella ripresa, salvano la stagione bluceleste. Ma chi si aspetta un po’ di tranquillità è subito smentito. Siamo alla stagione 99/00, quella che ci porta al nuovo millennio. Una stagione sicuramente migliore rispetto alla precedente ma che condanna il Lecco, per la seconda volta consecutiva, alla lotta playout. Stavolta il Lecco, giunto al quint’ultimo posto, gode del favore della posizione: in caso di parità alla fine del doppio incontro sono comunque i blucelesti a restare in C1. La sfida decisiva si consuma il 4 giugno 2000 al Rigamonti-Ceppi, davanti ad un pubblico incredibile. Il Lecco parte svantaggiato dell’1-2 subito a Cremona ma, ispirato come non mai, gioca la gara della vita portando a casa una vittoria preziosa e la permanenza in C1. Protagonista assoluto, ancora una volta, Bebe Bertolini, giocatore amatissimo. Cresciuto nel vivaio bluceleste è diventato un punto di riferimento, un idolo per tutti. Vinti i playout, il Lecco si rituffa nel campionato. In estate, però, una svolta che sarà determinante in negativo nella storia della Calcio Lecco. Il Lecco viene acquistato dalla Sis di Franco Cimminelli, già patron del Torino. Sul ponte di comando, resta, però, Giovanni Bartoli, amministratore delegato. Nonostante enormi difficoltà iniziali e qualche patema d’animo di troppo, la stagione si concluderà con una sospirata salvezza. Merito di Carlo Soldo che, subentrato a Giordano dopo otto giornate, ha saputo imprimere gioco e concretezza. E la promozione ha ancora il sapore di impresa se si considera che è arrivata con qualche giornata d’anticipo.

IL DEBUTTO DEL "DONA"  ^TOP

Dopo un'indimenticabile presentazione nella centralissima Piazza Garibaldi, per l'occasione invasa da oltre 1000 tifosi, inizia la stagione agonistica del Lecco guidato da mister Donadoni, al suo esordio ( e sarà davvero positivo ) su una panchina professionistica. Con l'ex giocatore di Milan e nazionale, al Ceppi si torna a vedere un calcio spumeggiante e divertente con la squadra che segna gol a raffica. Ad un certo punto si inizia a sognare la serie B quando il Lecco è a soli 3 punti dalla zona-playoff. E' però l'ultimo momento di gioia per la società bluceleste. Donadoni lamenta pubblicamente il ritardo pagamento degli stipendi e il patron Cimminelli aspetta il momento propizio per vendicarsi sul tecnico cisanese. Il Lecco esce sconfitto dal Ceppi per 2-0 ad opera dell’Arezzo e il giorno dopo arriva la conferma: Donadoni viene esonerato e al suo posto, non senza polemiche, viene ingaggiato Alessandro Scanziani. Col tecnico "comasco", poco amato dalla curva per i suoi passati sull'altra sponda del lago, il Lecco riuscirà a precipitare in piena zona play-out. L'esasperazione scoppia nel dopo partita di Lecco-Padova ( sconfitta sonora per 1-4 ) quando i tifosi prendono d'assedio l'unica via d'uscita del pulmann del Lecco e chiedono a gran voce l'esonero di Scanziani, cosa che avviene puntualmente due giorni dopo. E qui arriviamo alla contraddizione più grande della società. Donadoni torna sulla panchina bluceleste quando ormai mancano solo sette partite alla fine della stagione e la classifica non promette nulla di buono. Ma tra Donadoni e squadra si rivede quel feeling di inizio stagione che consente a Giaretta e compagni di ottenere un’altra sospirata salvezza. A fine stagione Donadoni, tra lo sgomento generale, lascia il Lecco per trasferirsi al Livorno. Lo seguirà anche Mario Bortolazzi, autore di una stagione esaltante, forse la migliore della sua carriera, nella quale si è dimostrato anche goleador.

L'AGONIA BLUCELESTE  ^TOP

Tutto sembra calmo ma ci pensa la proprietà Torinese a muovere le acque. Viene alla luce infatti una situazione economica davvero impensabile. Cimminelli si affida al fido Marco Minardi che viene inviato in Via Don Pozzi per controllare tutti i registri contabili della società. E' davvero un disastro completo. Si scoprono gravi buchi per il settore giovanile e il deficit totale ammonta a oltre 4 miliardi delle vecchie lire. A farne le spese è ovviamente l'amministratore unico Giovanni Bartoli, reo di non essere stato in grado di gestire la società. Purtroppo però, la voce delle difficoltà economiche della società bluceleste arriva anche alla Figc che inizia ad indagare per vederci chiaro. Il Lecco intanto viene messo in vendita. Cimminelli si dice stufo della gestione sul Lario e comincia a cercare un acquirente. E' il 7 giugno 2002 quando, durante un incontro fulmine, il patron granata cede la società a Pietro Belardelli, un imprenditore romano che ha già avuto esperienze calcistiche ( non positive ) con Lugano e Castel di Sangro. Tutto però sembra scorrere via tranquillamente con il nuovo patron impegnato a farsi conoscere alle istituzioni e ai tifosi. Belardelli promette l'iscrizione al campionato e si dice sicuro di risolvere la situazione. Intanto però arriva l'ispezione della Co.Vi.Soc. proprio nel momento in cui era in corso il tanto atteso calciomercato. La rosa viene costruita con buone scelte tecnico-tattiche e, alla guida del Lecco, viene chiamato Giuliano Sonzogni, un allenatore vincente e ben accolto da tutti. Arriva il giorno della partenza per il ritiro di San Pellegrino. Il patron Belardelli dice di avere acquistato un pullman con tanto di stemma e scritta "LECCO CALCIO" sulle fiancate. Tutto sembra quasi irreale e la squadra parte per il ritiro. Sono però giorni frenetici per regolarizzare la propria posizione economica e iscriversi regolarmente al campionato di C1. La Lega dichiara che il Lecco non ha tutta la situazione in ordine e la società bluceleste viene scartata provvisoriamente dal campionato di C1. Belardelli continua a dichiararsi tranquillo e pronto a pagare gli stipendi arretrati ai giocatori e allo staff tecnico. I giocatori intanto, impegnati regolarmente nella preparazione, non ci vedono più: ritornando in albergo su un pullman, incontrano quel torpedone con la scritta Lecco Calcio sulle fiancate carico di bambini che vanno in gita. E qui scoppia il caos: stanchi di aspettare e stufi di essere presi in giro, Melosi e compagni abbandonano il ritiro. Un atto forte e deciso che dovrebbe servire a dare una svolta decisiva alla vicenda. Belardelli convoca in Via Don Pozzi giocatori e staff tecnico: dovrebbe essere il giorno dei saldi di stipendio e delle conseguenti liberatorie ma invece Belardelli chiede tempo. A quel punto la situazione si aggrava. Molti giocatori infatti lasciano la città, chi invece resta decide di prendere i primi contatti con l’avvocato cittadino Roberto Tropenscovino. La società ha davvero i giorni contati. La soluzione è tutto sommato semplice: indire l'assemblea per ricapitalizzare il capitale, pagare gli stipendi ed ottenere così le liberatorie e presentare il tutto alla Figc. Belardelli dice che l'assemblea si terrà regolarmente e invita tutti alla calma. Venerdì 26 luglio Belardelli, partecipa ad una puntata speciale trasmessa dagli studi di TeleUnica. Scoppia persino lo scandalo in diretta. A fare il botto è il centrocampista Mauro Briano che, intervenuto telefonicamente, dichiara: “Belardelli voleva pagarci con degli assegni postdatati”. Alla fine della trasmissione, Belardelli viene circondato da un centinaio di ultras pronti alla lotta dura. Grazie alla Digos, Belardelli evita l'impatto con i tifosi scavalcando con una scala una rete dietro gli studi di TeleUnica e scappando dal giardino di una casa vicina. Belardelli scappa a Roma e il Lecco è sempre nella bocca dello squalo. Sono ore frenetiche con cordate finte e vere pronte a trattare l'acquisto del Lecco. Tutti però sembrano voler trattare solo con Cimminelli ( che detiene ancora l'1% della società ). A quel punto il patron granata tenta l'ultimo sforzo per salvare il Lecco. In un'assemblea tenutasi a Roma, Cimminelli tenta di riprendersi la società. Ma tutto è inutile. Il Lecco resta a Belardelli che però non può, o meglio non vuole far nulla. I tempi per la regolarizzazione sono scaduti ma il Lecco chiede una proroga ( che non verrà mai concessa ). Arriviamo al 1 agosto 2002, giorno decisivo per il Lecco. La Figc valuta infatti la posizione della società di Via Don Pozzi ma, incredibilmente, la cartella contenente eventuali documentazioni dell'ultima ora fornite da Belardelli è vuota. E' la fine! Alle ore 14.45 la Calcio Lecco viene cancellata dal calcio professionistico. Il verdetto è inappellabile e parla chiaro: RADIAZIONE!! Si parte dalla terza categoria o, se ci va di lusso, dall'Eccellenza. Si chiudono così 90 anni di storia, di passioni e di dolori, di gioie e felicità. Si perde l’aquila, si perde il nome Calcio Lecco e la dignità bluceleste.

NEL BARATRO DELL'ECCELLENZA  ^TOP

Giovedì 1° agosto 2002, muore la Calcio Lecco.
«Il Lecco non c’è più, a pensarci mi viene la pelle d’oca», commenta Ezio Tettamanti, il mitico capitano della serie A. Mortificato, affranto, sconcertato è lo stato d’animo dell’allenatore Donadoni (andrà presto a consolarsi in B con il Livorno), che accusa: «Una fine atroce che questa società e questa città non meritavano. Questo accade quando nel calcio entrano personaggi come Belardelli».
Nonostante le ferie imminenti, le istituzioni raccolgono il grido di dolore della città. Sotto la regia del sindaco Lorenzo Bodega nasce in poche ore la nuova società che raccoglierà la gloriosa eredità della Calcio Lecco. Si chiama “A.C. Città di Lecco”. Accanto al primo cittadino, che assume la carica di presidente, si schiera come vice Mario Anghileri, presidente della Provincia. Il tenace lavoro di tessitura di Antonio Pasinato e di Giovanni Colombo, presidente provinciale FIGC, raggiunge l’obiettivo di strappare l’iscrizione all’Eccellenza.
«Forza Lecco, torna grande!» gridano ottocento tifosi entusiasti il 24 agosto per la prima uscita pubblica dei “celestiblu” al Comunale di Vercurago.
Il forcing forense dell’avvocato Tropenscovino ottiene intanto i primi risultati: per evitare gli stascichi legali del fallimento, il patron del Torino Cimminelli si accolla i 3 milioni di euro di debiti della “Calcio Lecco”, tornando così proprietario del nome e del marchio.
Dopo l’ignominiosa figuraccia con il fanalino Trealbe, che espugna il Rigamonti-Ceppi gettando i tifosi nello sconforto, Uzzardi se ne va sbattendo la porta. In panchina, acclamato da pubblico e critica, torna il “vecchio” comandante Pasinato. Sotto la sua guida il Lecco riprende a girare magnificamente, centrando cinque vittorie consecutive.
Il 4 marzo 2003 Bodega si dimette da presidente: l’A.C. Città di Lecco ha finalmente il suo nuovo proprietario. È Umberto Sozzi, 48 anni, imprenditore meneghino di origini bresciane. Vicepresidente è il lecchese Alberto Odobez.
L’assalto alla serie D prosegue trionfale e il Lecco agguanta la Colognese in vetta. A quattro turni dalla fine, nel big-match di Cologno, il boato di ottocento tifosi blucelesti fa esplodere la minuscola tribunetta, celebrando la triangolazione da cui scaturisce il gol-sorpasso di Giulietti.
Per festeggiare la promozione in D occorrerà però aspettare l’ultima giornata. Mille tifosi calano su Pontirolo Nuovo, alle porte di Treviglio, dove celebrano l’indiscutibile 4-1 siglato da Giulietti, Croci, Rota e Stefani.

NAVIGANDO IN SERIE D  ^TOP

Il 7 maggio, tre giorni dopo la vittoria sulla Pontirolese che proietta il Lecco in serie D, viene presentato il nuovo allenatore al quale è affidata la speranza di riportare i blucelesti tra i professionisti. È Mauro Marmaglio, 41enne bresciano.
Si preannuncia una rosa totalmente rivoluzionata per via dell’obbligo di schierare in campo quattro “under 20”. Dei “vecchi”, viene confermato il sestetto Rota, Lupi, Monti, Bosoni, Catalano e Valotti. Soddisfazione alle stelle per il settore Giovanile, tornato a rifiorire. Nella rosa della prima squadra anche una pattuglia di “baby”, tra i quali elementi di indubbio spessore come Rudy De Paola, ex Solbiatese, che diventerà uno degli uomini di punta della squadra.
Il bilancio sportivo di inizio stagione è tutt’altro che brillante: con due punti in quattro partite precipitiamo al penultimo posto in classifica.
Il 12 ottobre, scoccati i due sacrosanti rigori che assegneranno il match bergamasco alla Nuova Albano, esplode la follia. Un gruppo di una ventina di esagitati abbatte la rete, invade il campo e si avventa furioso su Marmaglio e il suo staff. Altri inseguono i giocatori, volano pugni, calci, schiaffi. la convinzione del presidente è di mollare tutto e mettere all’asta il Lecco; la solidarietà delle istituzioni, dei media e dei tifosi lo convincono a fare temporaneamente marcia indietro.
In panchina va Fausto Rigamonti, ex-bluceleste e allenatore degli Juniores, sotto lo sguardo discreto ma vigile dell’onnipresente Pasinato.
Il 16 novembre, all’undicesima giornata, giunge la prima, sospirata vittoria ai danni del Lissone. Ma è chiaro che Sozzi, specie dopo la capocciata di cui porta ancora i segni, non si diverte più e sta solo tirando a campare in attesa di abbandonare la piazza.
I giocatori si danno da fare, riescono anche a vincere con onore qualche partita, ma sono ormai lasciati a sé stessi.
Dopo le feste di Natale, la ristretta rosa del capace mister Rigamonti accusa lo stress psicologico e la stanchezza. Arriva poi l'esonero per Rigamonti: Sozzi annuncia agli sconcertati giornalisti il nome del nuovo mister: è Fabiano Speggiorin, 52 anni. I giocatori sono dalla sua parte, e in settimana la guerra si risolve con un compromesso: ad allenare rimarrà Rigamonti, mentre Speggiorin sarà il nuovo direttore generale.
Vengono ritoccati i diversi reparti, ed usciti dalla zona play-out, i blucelesti riacquistano fiducia mantenendosi imbattuti per undici giornate di fila.
Il presidente Sozzi ha le valigie pronte: «Qui non ho più futuro – dichiara - la società la posso cedere anche a costo zero, ma voglio capire chi la vuole». In lizza sono rimasti in due: l’ex-vicepresidente Alberto Odobez e l’imprenditore monzese di origini napoletante Gennaro Aprea, detto Jerry, titolare di aziende nel settore traslochi, facchinaggio e pulizia.
Il 5 maggio, al penultimo turno, il Lecco torna al Rigamonti-Ceppi dopo sette settimane di assenza, concludendo la lunga serie di squalifiche del campo. Un sudatissimo pareggio al quarto minuto di recupero con il Rodengo Saiano assicura ai blucelesti la permanenza in D con un dignitoso decimo posto a 43 punti.

CONTINUA LA RISALITA  ^TOP

Alla metà di giugno viene ufficializzato il cambio societario tra Sozzi e “Jerry” Aprea, che presenta il suo team: il mister Salvatore Di Somma, il direttore generale Giuliano Dell’Orto, l’uomo del mercato Gaetano Paolillo e il team manager Angelo Battazza.
Il 6 agosto arriva subito la prima grana, con le dimissioni di Dell’Orto.
Con la squadra ancora in costruzione, il 5 settembre si affronta lo sfortunato esordio contro la Canzese.
Ma i problemi del Lecco non hanno fine. Inaspettatamente, Aprea licenzia Di Somma: «Evidentemente, qui se vinci ti cacciano. In panchina va ad accomodarsi Giuliano Dell’Orto.
Intanto, dopo due anni e mezzo di trattative, si conclude l’estenuante mercanteggiamento con la SIS di Cimminelli per riavere indietro i colori e i simboli della “Calcio Lecco”. Aprea acquista lo storico nome restituendolo ai tifosi e alla città.
Il match con la Caratese segna l’esordio di Alessio Delpiano, esperto difensore che confermerà presto le sue eccellenti doti tecniche e atletiche diventando un saldo punto di riferimento sia per il gioco che per i compagni. Da quel momento i blucelesti orchestrano un esaltantante crescendo di vittorie.
Sotto l’albero, i tifosi troveranno un altro regalino: alla felicità per i lanciatissimi blucelesti si aggiunge la notizia della “morte” del Como a seguito del fallimento decretato dal tribunale lariano.
A nove giornate dalla fine Savarese dice: «Se ci credevamo prima, a nove distanze dalla Caratese, figuriamoci ora che siamo a due punti dalla Canzese…».
Nella pausa pasquale Dell’Orto lavora soprattutto sull’aspetto atletico dei ragazzi, che cominciano a mostrare qualche segno di stanchezza: «Se non si corre, non si prende la palla».
La partita con la Castellettese è da collasso, e non solo in senso metaforico. Alla mezz’ora del secondo tempo il Lecco è sotto per 4-2, ma nel giro di dieci minuti ci pensa De Paola a raggiungere i ticinesi. A tre minuti dal termine, Putelli duetta con Delpiano, siglando il 5-4 che conclude novanta minuti di fuochi d’artificio. Per il sanguigno Battazza è troppo: fuori di sé dalla gioia, crolla a terra privo di sensi. Per fortuna riprende coscienza dopo poco.
La capolista Canzese è attenta a non sbagliare, e conquista la C2 (alla quale poi rinuncerà) con 75 punti e una domenica d’anticipo.
Il campionato si riapre con il purgatorio dei playoff. Il 29 maggio, prima semifinale Olginatese-Lecco. Sorpresa: in panchina non c’è più Dell’Orto, cancellato definitivamente dall’ira di Aprea. Tutta colpa di un caffè al Jolly Hotel, offerto dal mister del Lecco al presidente dell’Olginatese. Aprea vede la scena e… apriti cielo.
Nell’andata della finale ad Alghero c’è in panchina il preparatore atletico Lele Ratti. A Savarese bastano quattro minuti per aver ragione dei sardi.
La “finalissima” del 19 giugno al Rigamonti-Ceppi è più sofferta. A cinque minuti dal triplice fischio, una perentoria sciabolata del fresco Manuel Bonacina atterrisce il portiere sardo e apre le porte alla C2, scatenando il tripudio sulle gradinate.

SALVI IN EXTREMIS  ^TOP

Il 28 luglio sfila in passerella a piazza Garibaldi la rosa del Lecco tornato finalmente tra i professionisti in C2. Sul palco, accanto ai veterani Delpiano, Cortinovis, Menaglio, Saladino, Agostinelli, Bonacina, Cattaneo, Cavalli, Cinetti, Marzio, Savarese, Mazzini e De Paola.
Il tecnico al comando è Giuseppe Sannino. Si delinea anche la composizione della cordata di imprenditori e professionisti locali, guidata dalla Banca Popolare Provinciale Lecchese, che affiancherà Aprea rilevando il 49% della nuova “Calcio Lecco 1912 srl”.
Il 6 agosto al Rigamonti-Ceppi scende in campo l’Inter di Mancini in corsa per la Champions.
Il Lecco impatta in Tirolo con la provvidenziale incornata di Saladino. Il match altoatesino calamita l’interesse della stampa nazionale che accorre per assistere alla “prima volta” della signorina Anna De Toni, alla quale spetta l’onore di inaugurare l’era del fischietto rosa nel calcio professionistico italiano. Il nostro Manuel Bonacina ne approfitta per scolpire il suo nome negli annali come primo giocatore della storia espulso da una donna.
Il 27 novembre Ferrario corre a fare le valigie: è stato convocato dalla nazionale Under 21 di C per la trasferta contro la nazionale olandese Under 23.
Il bilancio del girone d'andata è un decoroso nono posto, a metà classifica.
Dopo le feste di Natale gli aquilotti ricominciano a giocare a corrente alternata, collezionando un’interminabile sequela di pareggi e sconfitte dovute in parte ad un reiterato accanimento arbitrale.
Il 10 febbraio si gioca in notturna davanti alle telecamere di RaiSport Sat con l’Ivrea.
Ritorna da dove era venuto anche Sannino, che si riappropria della panchina alla vigilia della sfida con il Casale.
Aprea coglie la palla al balzo di fronte alle polemiche dei settori più caldi della curva ed esplode il botto finale: «A fine giugno me ne vado».
Tutto si deciderà con i biellesi già condannati ai playout.
La tensione è alle stelle e fuori dello stadio piemontese si accende una rabbiosa guerriglia tra le tifoserie che costringe la polizia a caricare più volte.
A Biella è il terzino Arrieta l’uomo della salvezza. Al novantesimo, con i risultati degli altri campi e l’aiuto di un ragioniere che fa i calcoli, si può finalmente brindare ad un’altra stagione in C2.
La festa si celebra il 7 maggio al Rigamonti-Ceppi.
Il Lecco conclude la stagione al decimo posto con 41 punti. Qualche settimana più tardi lo stadio tornerà ad illuminarsi con i fuochi d’artificio che festeggiano lo scudetto tricolore conquistato dai “Giovanissimi” campioni d’Italia di Meo Busselli.

GLI AQUILOTTI TORNANO A VOLARE ALTO  ^TOP

A Lecco, tre giorni prima del termine per l’iscrizione al campionato fissato al 27 giugno, si presentano ufficialmente i nuovi proprietari. Il presidente è Gianni Fiori, 56 anni, titolare di un’azienda informatica del capoluogo lombardo. Lo affiancano nella cordata di maggioranza gli imprenditori milanesi Paolo Riva, proprietario di "Casa di Spedizioni Internazionali", e l’immobiliarista Marco Romano. Sannino viene confermato. Dietro di lui fa capolino il neoassunto Alessandro Musicco, già mister della Pro Sesto in C2, chiamato ad allestire la nuova Primavera. Completano la rosa dirigenziale il vicepresidente Giuseppe Crippa e Angelo Battazza come team manager.
Il 13 luglio, Roberto Donadoni, il tecnico cisanese che nel 2001 iniziò la sua carriera con il Lecco in C1, sarà il successore di Lippi sulla panchina azzurra. Il “Dona” arriva al Rigamonti-Ceppi ad agosto, quando i campioni del mondo Gattuso, Gilardino e Inzaghi sfidano il Lecco in un’amichevole che riempie lo stadio. Capitan Delpiano e compagni non perdono l’occasione di mettersi in luce, facendo penare i rossoneri e rischiando persino di pareggiare su rigore.
Già dalle premesse della campagna acquisti si intuisce che la dirigenza punta in alto, arrivano infatti Luca Mazzoni, Josè Maria La Cagnina e altri ottimi giocatori.
Dopo una Coppa Italia dalla quale il Lecco esce presto di scena per scelta (Sannino schiera in maggioranza ragazzi della primavera), la squadra centra il risultato nella prima di campionato contro il Legnano.
Per festeggiare la meritata promozione bisogna, però, aspettare perché dopo un'avvincente testa a testa con il Legnano il Lecco conclude la regular season al secondo posto.
La trionfale cavalcata verso le C1, si conclude ai play off dove la squadra bluceleste viene promossa in virtù di tre pareggi e della fondamentale vittoria a Crema per 1-0.
La promozione avviene con una cornice di pubblico incredibile, al triplice fischio esplode la gioia irrefrenabile dei Presidenti e dei tifosi che si stringono in un'unico abbraccio felici per l'obiettivo ottenuto.

UNA STAGIONE DIFFICILE  ^TOP

Una stagione difficile quella 2007/2008: seppur partiti tutti con grande entusiasmo per la C1, con 750 abbonamenti venduti, l’annata presenta risultati sul campo sfavorevoli.
I problemi relativi ai cambi di allenatore non hanno inoltre favorito l’armonia e la serenità del gruppo.
La stagione si conclude con la retrocessione dopo lo scontro ai playout con la Paganese: la partita termina infatti 2-0 per gli avversari, dopo lo scontro vinto in casa dal Lecco 1-0.
Successivamente, la sconfitta sul campo viene annullata grazie al ripescaggio del 14 agosto 2008 avvenuto in virtù dell’esclusione dai campionati di Messina, Spezia, Lucchese e Massese.
Il ripescaggio comporta tuttavia delle difficoltà per la società, che si vede dover attivarsi sul mercato, e non solo, all’ultimo momento.

IL TRIONFO CON LA SAMB  ^TOP

Siamo ormai giunti al terzo anno di gestione della nostra beneamata "Calcio Lecco 1912" e speriamo che quest'ultimo possa dare a noi e soprattutto alla Città di Lecco ed a tutti i simpatizzanti della squadra BLUCELESTE le soddisfazioni che tutti insieme meritiamo.
Ci piace ricordare il grande successo ottenuto nella stagione 2006/2007 con la promozione in C1, ma purtroppo è ancora ben vivo il ricordo della passata stagione 2007/2008 in cui abbiamo pagato a caro prezzo sia il confronto con società importanti ed attrezzate per categorie superiori, sia per avere affrontato con troppo ottimismo tutte le problematiche legate alla prima squadra.
Il campionato attuale, ora denominato di "Prima Divisione" (ex C1), ci vede nuovamente fronteggiare grandi società blasonate. Noi che siamo la "Calcio Lecco 1912", consapevoli dei nostri presunti limiti ma orgogliosi di essere quel che siamo e dei nostri amati colori, e ancor di più per il grosso aiuto avuto dal Comune ed in particolare dal nostro sindaco che ci ha affiancato con costanza per abbellire e rimodernare il nostro glorioso stadio, faremo di tutto per onorare questa stagione nel migliore dei modi.
Un caloroso benvenuto al tanto amato mister Adriano Cadregari, e a tutti i giocatori, sia quelli già presenti dalla scorsa stagione che i nuovi arrivati; che possano darci grandi soddisfazioni e restare a lungo con noi.
Un particolare ringraziamento al nostro team manager Angelo Battazza, anima e cuore BLUCELESTE, al nostro nuovo e giovane D.S. Emilio Scotto, che possa ottenere le stesse soddisfazioni ottenute nel Settore Giovanile che tanto ama e segue come e più di prima, e a tutti coloro che collaborano con la nostra Società: tecnici, medici preparatori, l'efficiente segreteria, gli organizzatori e tutti i vari collaboratori, nessuno escluso.

UN GROSSO AUGURIO PER UNA FANTASTICA STAGIONE 2008-2009 dai Vostri

Giovanni Fiori
Marco Romano
Paolo Riva

Un’amara retrocessione  ^TOP

La stagione 2009/2010 si apre con importanti novità riguardanti l'assetto societario.
Prende il timone della società bluceleste una proprietà composta da tre importanti gruppi imprenditoriali lecchesi: Alpo Associazione Sportiva, Ato Presse, Unicar-Yale Materials Handing Corporation.
Presidente viene nominato Sergio Bernardo e Presidente onorario il Comm. Crippa.
La nuova compagine societaria dichiara ai media l'intenzione di gestire la Calcio Lecco 1912 SPA esattamente come una azienda normale e quindi con un occhio di assoluto riguardo a spese e bilancio.
L'amministratore delegato e' il dr. Perillo, commercialista di riferimento di tutte e tre le componenti della nuova cordata societaria. Adriano Cadregari passa dalla panchina alla scrivania e assume la carica di DS,
per la panchina si sceglie Oscar Magoni che proviene dal Renate in serie D, (società di proprietà di Unicar-Yale).
Una scelta che si rivelerà infelice. Magoni, ex giocatore di quel Leffe rivale del Lecco negli anni '80, viene accolto con diffidenza e farà poco o nulla per sconfiggerla.
La stagione parte così così e finisce malissimo. La totale inesperienza della proprietà Invernizzi porta ad una gestione autolesionistica. che si riflette in un campionato ricco solo di sconfitte.
Magoni entra in conflitto con l'ambiente, viene esonerato e poi richiamato, dopo l'interregno dell'allenatore della Berretti Tarroni.
Ma tutto è inutile: la squadra sprofonda in una crisi senza fine, che culmina con la retrocessione in Seconda Divisione, decretata proprio con la sconfitta beffarda in casa del Como.
Anche la compagine societaria perde i pezzi,Unicar - Yale e Ato Presse abbandonano Invernizzi, che resta solo.

Ricominciamo dalla C2  ^TOP

Un uomo solo al comando. Il presidente Invenizzi riparte da un nuovo DS : Werner Seeber.
Il tecnico è Giorgio Roselli,gran conoscitore di calcio con alle spalle un passato da calciatore di serie A ( Sampdoria e Inter ).
Il Lecco di Roselli e' una squadra incentrata sull'attenta difesa,ma che sa colpire in contropiede con ficcanti azioni di rimessa finalizzate da un bomber di razza, Filippo Fabbro.
Non si vuole dichiararlo apertamente ma l'ambizione è quella di vincere il campionato,
Obiettivo non centrato: il Lecco finisce settimo dopo un un buon torneo che lascerebbe intravvedere una base precisa di squadra su cui lavorare per costruire il futuro campionato.
La squadra di Roselli comunque riesce a fare un nuovo record: quello di sette vittorie senza subire una rete. La dirigenza però sceglie di non riconfermare Roselli e di modificare profondamente la rosa della squadra.
Si riparte daccapo, un'altra volta.

L’anno del Centenario  ^TOP

Il campionato 2011/2012 e' quello dove si celebrano i 100 anni della fondazione della Calcio Lecco. La società e la presidenza della stessa sono sempre nelle mani di Sergio Invenizzi,
Entra in società con quote di minoranza ( 20%) Salvo Zangari, un imprenditore con interessi in settori che vanno dal marketing all'editoria, che ha già avuto esperienza in società calcistiche,
tra le quali il Monza. Il DS Seeber porta sulla panchina del Lecco un giovane allenatore , Alessio Delpiano, che viene affiancato un tecnico di grande esperienza, Alfredo Magni.
Nonostante le premesse anche questo campionato non parte bene per il Lecco. Sopratutto la frattura tra la proprietà e la tifoseria organizzata si acuisce oltremodo,e già ad ottobre 2011 dopo un inizio di campionato deficitario,
il presidente Invenizzi solleva dal l'incarico l'accoppiata Magni - Delpiano, il DS Seeber chiama dalla Sicilia il tecnico Maurizio Pellegrino,e' un ritorno gradito alla piazza lecchese dove il
bravo allenatore catanese era stato autore di una salvezza in C1 contro la Sambenedettese dopo un emozionante spareggio.
Ma Pellegrino rimane sulla panchina del Lecco solo sino alla fine del girone di andata,poi anche lui viene esonerato.
Tutto cambia nuovamente. Via l'allenatore,ma licenziato anche il DS Werner Seeber.
Nel calciomercato di gennaio 2012 il nuovo DS e' Francesco Lamazza, che sceglie subito un tecnico fuori dagli schemi di certa serie C: Giacomo Modica, collaboratore strettissimo di Zeman.
Nonostante una buona campagna di rafforzamento, la stagione già compromessa, vede il Lecco retrocedere, sconfitto ai play out dal Mantova.
I tifosi, caso più unico che raro, applaudono la squadra, riconoscendo l'impegno profuso.
Ma la contestazione alla proprietà non può che essere durissima: due retrocessioni in tre anni hanno fatto sprofondare il Lecco nei dilettanti.
Invernizzi lascia la presidenza della Calcio Lecco. La reggenza temporanea viene messa nelle mani del dr. Perillo con lo scopo di individuare degli acquirenti interessati ad entrare nel Lecco.
Il mese di luglio 2012 resterà impresso nella memoria degli sportivi lecchesi in modo indelebile.
In quei caldi giorni estivi ,la città, i tifosi e le istituzioni sono in trepida attesa di conoscere il destino della squadra del cuore.
Perillo annuncia di avere individuato l'acquirente e di avere le garanzie necessarie documentate sulla solvibilità di questo " imprenditore" : Joseph Cala. Ma chi è Joseph Cala?? La sua azienda, la Cala Corporation,
ha come mission aziendale realizzare alberghi sottomarini!!! Nonostante le legittime perplessità, riceve credito,anche se si sistema nella sede di via Don Pozzi dormendo in infermeria sui lettini dei massaggi.
Facile comprendere come sia una parentesi da chiudere al più presto: i tifosi non gli danno tregua e fanno finire la farsa.
Grazie all'intervento delle istituzioni, in primis il Comune con il sindaco Brivio,l'avvocato Bonaiti presidente della Banca Lecchese,il Senatore Rusconi che promuoverà la "100 Bluceleste" società a latere nata
con lo scopo di rilevare la Calcio Lecco dalla famiglia Invernizzi dopo che la stessa abbia provveduto a pagare i debiti pregressi, si conclude l'era Cala.

2012/2013 Serie D La Rinascita  ^TOP

Dai grandi dolori nascono le grandi speranze e le grandi convinzioni,dopo una estate drammatica
In cui il Lecco ha rischiato di sparire dal panorama calcistico nazionale,in una settimana si appronta la nuova squadra,non c'è preparazione nè ovviamente il ritiro precampionato,
tutti quelli che possono danno una mano,si sistemano sede,spogliatoi,i tifosi comperano le divise alla squadra per la partita dell'esordio che si giocherà contro il St. Georgen,si giocherà davanti a 1.200
spettatori che vedono il Lecco vincere 3 a 1 con doppietta del giovane bomber Davide Castagna lecchese DOC.
È un tripudio, partiti per la salvezza il campionato si concluderà con il diritto alla disputa dei Play Off,raggiunti con un gruppo di giocatori preparati e da un allenatore serio: Fiorenzo Roncari.
Il 10 Dicembre 2012 nello scenario meraviglioso dell' Auditorium della Camera di Commercio di Lecco si è celebrato il compleanno centenario della Calcio Lecco.davanti ad una platea di 600 sportivi,
con la partecipazione di 40 giocatori storici che hanno vestito il Bluceleste,con un collegamento telefonico in diretta con Sergio Clerici dal Brasile,con tutta la prima squadra e i dirigenti,e le massime autorità cittadine.
Un compleanno bellissimo per una società che, nonostante tutto, i suoi 100 anni li porta magnificamente.

Stagione 2013/2014  ^TOP

Il Lecco è atteso da una nuova stagione nella massima serie dilettantistica.
Con il cuore e la mente in mezzo al campo, ma con la testa a quello che potrà riservare il futuro, soprattutto dal punto di vista societario.
In questo senso, la svolta tanto attesa non c’è stata. La Centobluceleste continua a traghettare la società bluceleste, nell’attesa che qualche imprenditore si faccia avanti con convinzione e concretezza
nel tentativo di acquisire le quote del club e ridare speranza ad una piazza che, nonostante le difficoltà presenti e passate, ha sempre dimostrato di meritare categorie più nobili.
Viene riconfermato Fiorenzo Roncari alla guida del Lecco, ma impellenti problemi di lavoro obbligano il tecnico varesino a lasciare quasi subito il sodalizio bluceleste.
Con la partenza di Davide Raineri, nuovo diesse dell’Inveruno, è Gabriele Ratti a prendere in mano le sorti della squadra. La società riesce a riconfermare l’ossatura della passata stagione,
sicuramente una buona base su cui lavorare in vista del duro campionato di Serie D e con quale innesto si presenta a Bormio per la prima amichevole della stagione.
Avversario il Torino di Ventura: con qualche ora di allenamento nelle gambe, e tra lo scetticismo di molti, i blucelesti tornano a casa con un incredibile 0-0.
Qualche giorno più tardi viene presentato il nuovo allenatore: è Giuseppe Butti, per 13 anni allenatori delle giovanili dell’Atalanta, un passato glorioso da giocatore in serie A e Serie B.
Gabriele Ratti, nel frattempo, diviene il nuovo Responsabile dell’Area Tecnica. Il nuovo Lecco debutta in Coppa Italia contro la Folgore Caratese, gara che sarà ripetuta a causa di un violento nubifragio.
Il 1 Settembre inizia il nuovo campionato: in uno Stadio “Rigamonti-Ceppi” che rimarrà desolatamente vuoto (saranno tre le gare casalinghe da disputarsi a porte chiuse), il Lecco sarà chiamato ad affrontare l’Olginatese….
Speriamo sia l’inizio di una stagione positiva ed esaltante!


Lecco Calcio
Calcio Lecco 1912 Spa • Via Don Pozzi, 6 • 23900 Lecco • Tel. +39 0341 283209 • Fax 0341 352442 • C.F. e P.IVA 0288640131